L’amore, il matrimonio, la speranza di una famiglia. L’ostacolo della sterilità e la “nuova via” che si apre con l’adozione. In un rapporto che si costruisce e si scopre giorno dopo giorno, nel solco della primigenia accoglienza di Maria e Giuseppe verso Gesù
A seguito dell’innamoramento e dopo aver coronato il sogno del matrimonio, un’unione nel nome del Signore, è nato il desiderio di essere famiglia e di accogliere dei figli. In noi è sempre stato forte il desiderio di avere una famiglia numerosa, con molti figli, ma il primo ostacolo ai nostri sogni non ha tardato a presentarsi: la sterilità!
Difficile esprimere i sentimenti provati: incredulità, frustrazione, delusione… Personalmente, nella mia sofferenza, cercavo di trovare consolazione per mia moglie: come si sentiva lei, “origine e causa” del problema?
Ogni coppia di amici che ci annunciava il proprio lieto evento era una sferzata in fondo al cuore.
Facile catalizzare tutta la rabbia verso Dio.
Cure, medicine, ricerche… uno sfinimento totale. Con l’aggravante di non sentirsi più compresi da nessuno: «Coraggio, non ci pensare, quello è il vostro vero problema», ci dicevano tutti.
E la perdita di quella spontaneità nel rapporto intimo diventava una crepa sempre più profonda!
Il dolore e la fatica avrebbero potuto minare la stabilità di coppia e, invece, l’hanno rafforzata in un rapporto più profondo, più completo.
«E se il Signore avesse in mente per noi qualcosa di diverso?» era la domanda che ci ricorreva spesso in testa.
Perché non affidarci a Lui e aprirci alla disponibilità di accogliere un figlio bisognoso, non nato da noi, anziché ostinarci alla ricerca di “un figlio a tutti i costi”?
La risposta ci è arrivata forte e chiara con una inaspettata accelerazione nelle pratiche adottive che avevamo già avviato! Con i Servizi sociali le cose sono andate bene; e la nostra apertura e disponibilità a parlare ha favorito il processo.
Dopo le solite domande riguardo la lungaggine dei tempi dell’iter adottivo, in effetti prende forma la consapevolezza che tale tempo è necessario proprio per maturare e far espandere la propria visione sull’adozione.
Alla fine, personalmente, i colloqui hanno fatto bene anche a me, aiutandomi a capire che ero davvero pronto per compiere questo grande passo.
La scelta dell’adozione internazionale
Nazionale o internazionale non è stata una scelta che abbiamo saputo effettuare all’inizio dell’iter. Una volta arrivati al bivio, però, la scelta si è indirizzata verso l’internazionale: in fin dei conti razza, sesso e quant’altro non costituivano alcun problema.
Che spreco di tempo, però, tutto quello necessario per la firma dei giudici e le legalizzazioni!
La scelta dell’ente è avvenuta in maniera davvero casuale; rileggendo a posteriori i fatti, la serietà, l’impegno e la dedizione verso i bimbi abbandonati… riteniamo di essere stati condotti da un Disegno divino.
L’attesa non è stata facile: il tempo non passa mai, a differenza di un parto biologico dove i tempi sono stabiliti.
Ma che emozione, passo dopo passo, scoprire la provenienza di tuo figlio, il suo Paese, le caratteristiche, le usanze; inizi davvero a immaginarlo, questo figlio, tanto che al momento della fatidica telefonata sembra di vivere un sogno.
L’incontro con Juan è stato indimenticabile, è stato il culmine dell’attesa infinita.
Un incontro tra una famiglia e il bimbo è uno scambio di sogni, desideri e necessità reciproche.
La nostra sorpresa è stata di incontrare un bimbo di soli 10 mesi anziché di età prescolare come ce lo saremmo aspettati. La sensazione verso il bimbo adottato è che ora è figlio, nostro figlio!
La mia sensazione è che sia sangue del mio sangue, nonostante io sappia perfettamente che non lo è. Ma il concetto non cambia, è lui il figlio pensato da sempre dal Signore per noi.
Inizio a fantasticare somiglianze inesistenti tanto è il senso di unione a lui.
Provo una immensa gratitudine, è un dono venuto dal cielo. In questo, dopo molto tempo, io e mia moglie siamo arrivati a benedire il Signore per la nostra sterilità. Una sterilità davvero feconda che ci ha portato verso nostro figlio.
E questa esperienza adottiva ha cambiato nella mia vita il modo di rivedere le priorità.
È uno sforzo difficile che sto cercando di portare avanti, quello di non pensare più a me stesso, al mio egocentrismo, ma a un figlio con tutti i suoi bisogni e i suoi diritti di bambino. La riscoperta della pazienza è importante in questa fase.
Rivedo mio figlio, così indifeso e bisognoso di una famiglia che lo protegga e lo consoli, e mi immedesimo nei primi momenti della sua vita, mi immedesimo in lui e mi sconvolge l’angoscia dell’abbandono e della solitudine.
Io che sono nato e cresciuto in una famiglia protettiva verso la mia diversità, non posso fare a meno di pensare a cosa e quanto gli sia mancato fino all’arrivo della sua nuova famiglia.
I cambiamenti con le relazioni familiari e non, sono stati notevoli.
La nostra nuova famiglia (noi tre!) prima di tutti e tutto.
L’imposizione di una “non invadenza” e del rispetto dei nostri ritmi e delle nostre decisioni hanno portato a stabilizzare la variazione determinatasi nei nostri equilibri famigliari di coppia.
Attualmente tutta la nostra famiglia è impazzita ed entusiasta di Juan; nonostante la presenza di altri nipoti ha portato un entusiasmo dovuto alla sua grande capacità di interazione e alla sua simpatia.
Questa è la prima parte delle riflessione di papà Alessandro. A breve, sul sito de La Pietra Scartata, pubblicheremo anche il prosieguo, che analizza la relazione tra un padre e il proprio figlio nella crescita quotidiana di tutti i giorni
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