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Abbiamo capito che il nostro progetto di genitorialità era l’adozione

Il nostro piccolo ci insegna continuamente lo stupore di sapersi amato da chi lo ha amato a tal punto di scegliere di affidare il frutto del suo grembo a un’altra mamma e a un altro papà

 Il desiderio di famiglia, lo struggimento nello scoprire di non poter “dare alla luce” un bambino e poi la rivelazione che la maternità e la paternità non sono solamente quelle biologiche e che è possibile “donare la vita” ad un figlio attraverso il proprio amore, prendendosi cura di lui e accompagnandolo sul sentiero della vita.

Quella di Gisella, madre adottiva, pubblicata su Puglia for Family è una lettera emozionante e carica di significato. Una lettera di gratitudine alla vita e alla donna che grazie al parto in anonimato ha deciso di mettere al mondo il piccolo Andrea (nome di fantasia), “un bimbo speciale”, scrive Gisella, che ormai ha 7 anni e che ha accolto tra le sue braccia quando aveva solo pochi giorni.

Condividiamo con voi alcuni stralci della sua bellissima lettera, pubblicata da Puglia for Family, lo sportello virtuale per le famiglie.

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La mia esperienza di adozione comincia nel momento in cui scopro, insieme a mio marito, che non sarei mai diventata mamma in modo naturale: ricordo ancora il dolore intimo, profondo e muto che ho sentito dentro, nel momento in cui i medici ci hanno messo dinanzi la verità della nostra sterilità di coppia.

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Poi una nuova prospettiva

Una proposta di senso a quel dolore, cioè le parole di una lungimirante ginecologa, inconsapevole (forse) strumento di un bellissimo progetto che stava per realizzarsi. Fu proprio lei a dirmi che si può essere genitori in tanti modi e che la genitorialità non è solo quella biologica. E così io e mio marito, con tanta fatica, abbiamo elaborato ciò che ci stava accadendo e abbiamo cominciato a confrontarci su un tema che abbiamo scoperto avere dentro di noi da sempre: l’adozione. Abbiamo capito che il nostro progetto di genitorialità era l’adozione.

Il percorso verso l’adozione di nostro figlio

Il 30 dicembre 2013 abbiamo presentato presso il Tribunale dei Minori la nostra domanda di disponibilità all’adozione. Da quel momento sapevamo di essere fertili, con tanta emozione ci definivamo «incinti».

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Sono stati per me e mio marito mesi di attesa, durante i quali ci siamo immaginati nostro figlio, abbiamo progettato la nostra vita di famiglia, intanto nostro figlio si formava e cresceva protetto e amato nel grembo della sua mamma biologica, la prima mamma, l’unica che poteva dargli la vita e che ha coraggiosamente scelto di portare avanti la gestazione di questo bambino.

Nel settembre del 2014, la mamma di Andrea partorisce in ospedale e compie una meravigliosa scelta d’amore nei confronti di suo figlio: partorisce in anonimato, non riconoscendo quel bambino ma scegliendo di donarlo a chi avrebbe potuto crescerlo con altrettanto amore.

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Tu sei e sei stato sempre amato

A metà ottobre il Tribunale ci ha comunicato l’abbinamento con il piccolo Andrea che abbiamo conosciuto in ospedale e di cui ci siamo subito innamorati. Inutile dire che Andrea ci ha sconvolto l’esistenza ma ci fa fare continuamente esperienza della bellezza dell’accoglienza della vita.

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A noi il piccolo Andrea insegna continuamente lo stupore di sapersi amato dalla sua mamma di pancia, la mamma che lo ha amato a tal punto da scegliere di affidare il frutto del suo grembo a un’altra mamma e a un altro papà. Cosa sarebbe stato se quella donna avesse fatto una scelta una scelta diversa? Andrea non sarebbe mai nato e non avrebbe arricchito la vita di tante persone, della sua famiglia, dei suoi compagni di classe e delle sue insegnanti.

Andrea è consapevole della sua storia, delle sue origini e, per questo, riconoscente, insieme a noi, sua mamma e suo papà di cuore, verso quella donna tanto familiare quanto sconosciuta che lo ha amorevolmente fatto nascere: è grazie a questo bellissimo atto d’amore di una mamma che io e mio figlio ci siamo incontrati.

La storia completa QUI

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