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Quando imparerai a vedere in ogni bambino che vedi, tuo figlio, allora sarai pronto per l’adozione

Il grande viaggio verso l’Adozione. “La nostra avventura è iniziata così senza tanti perché… ci siamo buttati in ciò che noi credevamo e crediamo ancora oggi: un figlio è un figlio da dovunque arrivi e comunque esso sia” 

Sono in convalescenza ormai da giorni, per un’operazione che ho subìto e sono giorni questi per pensare …  Spesso ci si sofferma a meditare, a riflettere sugli eventi della vita che ci lasciano più o meno un segno. Per Gianluca e per me questo è il momento di riflettere per iscritto!

Siamo una coppia ormai insieme da trent’anni; venti di matrimonio e nove di fidanzamento.

A volte quando penso a questo, mi sembra di essere nata con Gianluca e di aver camminato con lui al mio fianco ogni momento. Gianluca è per me il padre che non ho avuto, l’amico che cercavo, il fratello confidente, il marito che tutti sognano. Una persona tale con cui è praticamente impossibile litigare e se accade è per il mio carattere un po’ troppo pesante.

Ci siamo fidanzati molto presto; Gianluca aveva 18 anni, io 15. È passato poco tempo che già pensavamo a come sarebbe stata la nostra vita insieme. Felici, una casa grande, tanti figli (il sogno di quasi tutte le coppie quando si sposano) e se non fossero arrivati, li avremmo adottati. Un pensiero normale che ci ha sempre accompagnato.

Ci siamo sposati con una cerimonia grandiosa, festeggiata in oratorio con amici e parenti e aperta a tutti coloro che volevano festeggiarci.

Il grande viaggio verso l’Adozione

Abbiamo cercato subito di avere dei figli e abbiamo “atteso” questo dono ogni giorno, ma senza risultato. Così, dopo due anni di matrimonio, come spesso accade, ci siamo imbarcati per il grande viaggio che ci ha portato da un ospedale all’altro.

Sono stati anni duri e difficili non per quello che ci sentivamo dire, che era poi sempre la stessa frase: “Guardate, non c’è niente che non va, dovete solamente stare più tranquilli”.

Era piuttosto la distruzione psicologica, dovuta alle continue visite ed esami che stava mettendo a dura prova il mio equilibrio e che mi lasciava senza più reazioni.

Tutto questo è durato la bellezza di quattro anni, fino a quando, al ritorno da un viaggio in Terra Santa, abbiamo deciso di chiudere con questo modo di avere dei figli e di pensare a quello che noi ci eravamo comunque prefissati.

Tutto, infatti, si stava delineando secondo i sogni che avevamo costruito insieme da fidanzati: eravamo felici, avevamo una grande casa, figli non erano arrivati, ci mancava l’adozione.

Non siamo mai andati in crisi per il fatto di non riuscire ad avere figli nostri, per noi tutto questo che ci stava accadendo era più che normale, si stava realizzando il nostro sogno.

 “L’adozione era lì, sembrava chiederci: ‘Allora, volete decidervi o no?’”

Come coppia abbiamo sempre accettato tutto ciò che ci è capitato con serenità (è anche corretto dire che Gianluca mi ha aiutata molto in questo); non ci siamo mai sentiti, come si dice, cadere il mondo addosso, delusi, sconcertati … l’adozione era lì, sembrava chiederci: “Allora, volete decidervi o no?” e la nostra sana incoscienza ci faceva pronti a tutto!

Volevamo un Figlio, biondo o scuro bianco o nero, grande o piccolo, italiano o svizzero o africano non importava, ciò che importava era un Figlio. Ci siamo dati da fare per conoscere coppie che avessero già adottato e avere almeno delle informazioni pratiche; per il resto ci diceva già tutto il nostro cuore.

Abbiamo quindi presentato domanda al Tribunale dei minori di Milano. Gli incontri con l’assistente sociale, con lo psicologo e in Tribunale sono stati incontri normali, vissuti serenamente perché sicuri di farcela, sicuri perché già c’era questo disegno su di noi e non poteva essere altrimenti.

Così, dopo un anno circa, abbiamo la nostra idoneità. Frequentiamo poi un percorso presso Ai.Bi. Amici dei Bambini; qui il nostro stupore è stato incontrare coppie che si ponevano domande sulle quali noi non ci siamo mai soffermati e ci chiedevamo: “Ma com’è che noi non abbiamo tutta questa paura?”

Adozione Internazionale. Il primo incontro con nostro figlio

La risposta stava nel nostro silenzio e nel nostro sguardo! Il giorno di San Francesco, è arrivata la classica telefonata per chiederci di partire dopo tre giorni per raggiungere nostro figlio.

In aereo, durante il viaggio, abbiamo immaginato il nostro incontro. Un incontro che si è poi verificato di soli sguardi, un po’ per la nostra incredulità e timidezza, un po’ perché Andrea era un fragile esserino che non lasciava spazio alle parole; un bambino con certezza amato da chi l’ha portato in grembo per nove mesi, ma che il destino ha messo nelle nostre mani. Grazie …

La nostra avventura è iniziata così senza tanti dubbi, tanti perché, tanti e poi … ci siamo buttati in ciò che noi credevamo e crediamo ancora oggi: un figlio è un figlio dovunque arrivi e comunque sia. Il nostro aveva la differenza di essere nato in Brasile.

Da allora non ci siamo più fermati; sono arrivati, infatti, Riccardo e Chiara.

Le stesse emozioni vissute la prima volta con Andrea le abbiamo rivissute con loro e sono ben difficili da spiegare perché il cuore parla con tutt’altro!!!

Per quanto mi riguarda posso dire che ogni volta che sono partita per raggiungere i miei figli ho avuto sempre il cuore pieno di paura. Il viaggio in aereo già lungo per sua natura diventava interminabile. Il timore di accettarli e di amarli mi ha accompagnato fin dai primi giorni con loro, ma più i giorni passavano più il mio amore cresceva e diventava violento (al contrario di Gianluca che li ha sentiti subito suoi) e non passa giorno, oggi, che guardando i miei figli vedo in loro la bellezza del mondo!

I nostri figli … i nostri figli sono figli, cercati, desiderati, voluti, amati.
Sono i figli che tutti i giorni vediamo per strada, che chiedono, che sbuffano, che ridono, che piangono, che giocano, che gridano per un “no”, che ti abbracciano quando ti chiedono se li ami!

I nostri figli sono la certezza del nostro Amore che si è completato con loro.

I nostri figli sono una benedizione; con loro la nostra vita ha avuto un senso, ovvero si è riempita di sentimenti e con loro guardiamo con fiducia al futuro avendolo tra le mani.

Speriamo così di saper dare loro quell’amore che con il loro arrivo ha aperto le porte del nostro cuore.

Amare, amare ogni giorno, sempre con impeto e con passione. Ai miei figli dico sempre: “Non abbiate paura ad amare e a dimostrarlo, perché il sentirsi amati fa crescere nella sicurezza di sé”.

Ciò che siamo, ciò che abbiamo realizzato è ciò che sognavamo, ma … non sappiamo cosa ancora il Signore voglia da noi, ma noi siamo qui pronti e attenti ascoltando ogni sua parola.

Con i nostri figli preghiamo ogni giorno perché tutti i bambini del mondo siano felici e loro non passa giorno che ci chiedono: “quando partiamo per prendere un altro fratellino?”

Prima di iniziare il cammino dell’adozione un caro amico mi aveva detto: “Quando imparerai ad amare ogni bambino che vedi e in ogni bambino che vedi, vedi tuo figlio, allora sei pronta per l’adozione.”

Saper amare l’altro nella sua diversità è accogliere il Regno di Dio e viverlo.

 

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