Incontrammo Michele nel novembre del 1993, ma lui era nato nel gennaio del 1992 a Rabat: 9 mesi dopo la nostra domanda di adozione …

Siamo sposati da molti anni e fin dall’inizio della nostra storia di coppia, prima da fidanzati e poi da coniugi, è sempre stato presente il sogno di una famiglia “completa” cioè con tutti quei figli che “Dio vorrà donarci”: generati da noi e non.
Quindi non ci siamo mai posti la domanda: “e se siamo sterili cosa facciamo?”. Per noi la risposta era già scontata indipendentemente dalla sterilità.
Dal giorno del nostro matrimonio erano già trascorsi 7 anni e figli ancora non c’erano e non avevamo ancora seriamente deciso cosa fare della nostra vita in quanto il lavoro di entrambi, troppo pressante, ci teneva lontano da ciò che avrebbe poi rivoluzionato tutto il cammino della nostra storia.
Eravamo aperti ad accogliere un bambino, generato o non generato da noi, ma non avevamo fatto ancora nessun passo verso di lui. Certamente qualche visita medica, come di prassi, qualche esame speciale, visto che figli biologici non arrivavano. Ma nulla di più.
Finché un giorno …
A quell’epoca eravamo entrambi volontari in un’associazione di pronto soccorso e pubblica assistenza. In occasione della santa Pasqua fummo incaricati di consegnare delle uova di cioccolato in un istituto per bambini momentaneamente allontanati dalla loro famiglia.
Quando arrivammo all’istituto ad accoglierci c’era una suora, la direttrice dell’istituto, e con lei due fratellini (Francesca di 2 anni e mezzo e Giacomo di 5), unici bambini rimasti in casa, in quanto gli altri erano rientrati in famiglia per le festività pasquali.
La suora ci spiegò che i due bambini erano lì in attesa di definizione giuridica della loro situazione (stato di abbandono per rinuncia dei genitori biologici) e che nel frattempo venivano preparati all’incontro con degli eventuali nuovi genitori (adozione).
Il nostro arrivo, a nostra insaputa, scatenò nei due bambini le loro aspettative interiori visto il cammino che stavano facendo: ci presero per mano e ci portarono a vedere il loro giochi e il posto dove dormivano. Alla nostra partenza il loro sogno di mamma e papà fu spezzato improvvisamente e il maschietto (che era il più grande) fuggì da noi senza neppure salutarci.
“Diventare genitori di un figlio non generato da noi”…
Quel giorno capimmo che Dio ci stava scuotendo, ricordandoci quale doveva essere il nostro cammino: “diventare genitori di un figlio non generato da noi”.
Nell’aprile del 1991 presentammo la domanda di adozione, sia nazionale che internazionale, al Tribunale dei Minori di Milano e iniziammo così il nostro cammino “burocratico” verso l’incontro con nostro figlio Michele.
Incontrammo Michele nel novembre del 1993, ma lui era nato nel gennaio del 1992 a Rabat: 9 mesi dopo la nostra domanda di adozione …
Dopo l’idoneità all’adozione internazionale, ottenuta nel settembre del 1992 da parte del Tribunale dei Minori (ben 18 mesi dopo la domanda, periodo vissuto come momento formativo importante per ben prepararci ad accogliere nostro figlio), ci affidammo ad Ai.Bi. Amici dei Bambini per le pratiche adottive all’estero e fummo abbinati al Marocco.
Qual era il disegno che ci era sembrato così chiaro all’inizio?…
Nel giugno 1993 consegnammo i documenti necessari e ad agosto 1993 mio marito fu ricoverato in ospedale per infarto e subì un intervento a cuore aperto. In quel momento ci cadde il mondo addosso e sentimmo veramente un senso di abbandono e di vuoto. Perché ci accadeva questo proprio nel momento in cui avevamo deciso di aprire il nostro cuore e la nostra casa? Qual era il disegno che ci era sembrato così chiaro all’inizio?
Contemporaneamente Ai.Bi. Amici dei Bambini ci informò che le adozioni in Marocco erano state momentaneamente sospese per motivi politici. Questa cosa ci fece rilassare sul nostro stato di crisi in quanto, questa sospensione, ci fece capire che il nostro disegno era ben definito e Qualcuno ci stava accompagnando.
Adozione. Il primo incontro? È stata un’esplosione di gioia
Mio marito fu dichiarato “idoneo” a partire per il Marocco nell’ottobre 1993; nello stesso tempo le pratiche in Marocco si sbloccarono e il 6 novembre partimmo alla volta di Rabat. L’incontro con Michele è stata un’esplosione di gioia. In particolare, ricordiamo i suoi profondi occhi scuri ed interrogativi, che sembra volessero dire: “e voi chi siete?”
I giorni successivi al primo incontro era un continuo sfidarci: quando arrivavamo in istituto ci correva incontro facendoci festa e poi ci ignorava scappando. Ovviamente Michele ora non ricorda nulla di quel primo incontro e neppure del periodo trascorso in istituto, in quanto avendo solo 22 mesi era troppo piccolo. La sua memoria siamo noi con i nostri racconti, con i filmati fatti e le fotografie.
Nel corso di questi anni, pur stimolandolo e cercando le occasioni per affrontare ed approfondire i temi relativi al suo abbandono, la sua risposta è sempre stata quella di non interesse, in quanto sta bene così e non gli importa di ciò che è accaduto nel periodo che ha vissuto in Marocco.
Adozione: una miriade di momenti vissuti assieme…
Momenti belli vissuti in questi anni ce ne sono stati un’infinità: ad esempio la prima volta che ci ha chiamato “mamma e papà”, cosa che per i genitori naturali è scontato mentre per i genitori adottivi non è così.
I momenti più critici sono stati legati alla sua salute, in quanto dal Marocco è arrivato con una forma di epatite virale di tipo B in fase acuta e di conseguenza 25 giorni di ricovero in ospedale in isolamento. Il suo inserimento scolastico è stato sempre buono; le insegnanti che abbiamo incontrato fino ad ora sono sempre state attente e sensibili ai talenti che lui aveva.
Dopo circa 18 mesi dal suo arrivo e completate le pratiche post-adottive, decidemmo di presentare una seconda domanda di adozione ma “le vie di nostro Signore sono infinite …” e dopo una settimana dalla consegna dei documenti in tribunale ci accorgemmo che era in arrivo un bambino: ero incinta.
Quale fu il nostro primo sentimento? Eravamo smarriti. Perché proprio a noi? Eravamo aperti all’accoglienza di bambini non generati da noi, quando tante coppie di coniugi non arrivano a maturare questa accoglienza, e adesso ci veniva indicata un’altra strada, ci veniva data la possibilità di diventare anche genitori biologici.
“Siete nati dal nostro amore e nel nostro cuore”…
Durante la gravidanza fu un’ulteriore occasione per riprendere con Michele il discorso delle sue origini in quanto continuava a chiedere se anche lui, come la sorellina in arrivo, quando era nella mia pancia scalciava. La nostra risposta fu sempre che lui, come la sorella erano nati dal nostro amore e nel nostro cuore.
Nacque Irene nel marzo del 1996. Per Michele fu una festa e l’occasione per darsi da fare: voleva aiutare ad allattare la sorellina e più volte si mise a dorso nudo. Fu anche l’occasione di regredire: infatti, bisognava imboccarlo ed accudirlo come un bambino più piccolo della sua età.
Irene crescendo non ha mai notato alcuna differenza rispetto a suo fratello in particolare il colore (lei molto chiara di carnagione mentre Michele moreno scuro) anzi, si meravigliava se qualcuno insisteva con lei chiedendo se quel bambino era proprio suo fratello. Il rapporto tra i fratelli è cresciuto e si è sviluppato nella normalità: cioè un rapporto di litigi e nello stesso tempo di ricerca di uno dell’altra.
L’esperienza dell’istituto: “sentire tutte le loro voci chiamarci “mamma e papà” ci mandò in crisi
L’accoglienza di nostro figlio e la conoscenza della realtà del suo istituto ha segnato profondamente la nostra vita. Il vedere gli occhi di tutti quei bambini ma soprattutto sentire le loro voci chiamarci “mamma e papà” ci mandò in crisi. Una domanda ricorreva in noi in continuazione: cosa possiamo fare per questi bambini che sentiamo anche loro come nostri figli?
La nostra vita ovviamente cambiò. Cambiarono i nostri obiettivi, le nostre priorità, il nostro stile di vita. Iniziammo a collaborare con Ai.Bi. Amici dei Bambini come volontari. Gradualmente il nostro lavoro nel profit fu abbandonato per dedicarci ad un lavoro rivolto all’attenzione delle problematiche minorili.
Abbiamo sempre creduto che tutte le nostre scelte siano state guidate da una presenza Superiore che ha saputo anche prenderci in braccio in quei momenti di difficoltà della nostra vita così come noi dobbiamo sempre essere pronti a prendere fra le braccia i nostri figli e tutti i figli che Dio vorrà donarci.
Una mamma adottiva di Ai.Bi.
Chiunque voglia comprendere più da vicino il mondo dell’adozione internazionale, può partecipare ad uno degli incontri informativi di gruppo, gratuiti organizzati settimanalmente da Ai.Bi. Maggiori informazioni QUI
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