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Mio figlio era affetto da spina bifida. Mi hanno consigliato l’aborto, ma io ho scelto la vita!

Oggi, anche il gemellino affetto da spina bifida ha 5 anni e grazie alla fisioterapia cammina autonomamente

Chi definisce oggi, cosa si intenda per “qualità della vita” e quale sia quel livello idoneo, tale per cui, un bambino in attesa di venire al mondo nella pancia della mamma, se non abbia la chance di poter raggiungere quei determinati standard di “qualità”, per alcuni, forse, è tanto meglio che non nasca?

Oggi vogliamo raccontarvi una storia di vita e di accoglienza, che viene dal Sud Africa. Protagonista una famiglia composta da mamma, papà e tre splendidi bambini, di cui due gemelli e la nostra storia, presa dal web magazine Aleteia, parla proprio di loro.

Tutto ha inizio quando Christal Dreyer alla ventesima settimana di gravidanza, decide di presentarsi con suo marito Bernard, in uno studio medico, per effettuare un’ecografia morfologica. Il medico mentre assicura che, per uno dei due gemellini è tutto a posto, si mostra incomprensibilmente reticente nel fornire alla coppia informazioni sulle condizioni dell’altro bambino, lasciando i genitori in un limbo di domande e perplessità, che si concretizzano in un nome “spina bifida” solo al momento della lettura (solitaria) del referto.

Se la dottoressa non aveva voluto accogliere i due genitori spiegando il problema del loro bambino, Google è sempre disponibile a fornire risposte, che rintracciate da una persona inesperta sull’argomento come Christal, possono gettare una famiglia nello sconforto più assoluto e così è stato.

La famiglia Dreyer decise allora di consultare uno specialista che spiegò ai coniugi in maniera approfondita (anche troppo) le problematiche a cui loro figlio sarebbe andato incontro, sottolineando come la sua qualità della vita sarebbe stata molto scarsa: su una sedia a rotelle e con una funzione cerebrale compromessa, consigliando ai disperati genitori un aborto terapeutico.

La vita di mio figlio prima di tutto

Sarebbe stato inserito nel cuore del bambino un ago che avrebbe iniettato dell’aria uccidendolo. Poi la mamma avrebbe tenuto nella pancia il piccolino, fino al termine della gravidanza dell’altro gemellino sano e li avrebbe partoriti assieme. Una soluzione che fa rabbrividire al solo pensiero.

Christal e Bernard Dreyer non avrebbero mai fatto una cosa del genere al loro bambino. L’unica opzione per entrambi i loro due gemellini era la vita!

A confortarli anche le parole di una cara amica in cui veniva fatto riferimento al passo di Geremia 29,11: Infatti io so i pensieri che medito per voi – dice il Signore – pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.

Oggi, anche il gemellino affetto da spina bifida ha 5 anni e grazie alla fisioterapia cammina autonomamente. Certo la sua schiena è fragile e non potrà mai effettuare alcuni sport di contatto, ma cosa e soprattutto chi definisce oggi la qualità di una vita che valga davvero la pena di essere vissuta?

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