Dopo il trauma, la rabbia e il rifiuto, impara a riconoscere il valore della sua paternità speciale e accetta il dono di un figlio “imperfetto”

Alice è una bambina speciale. È nata con un cromosoma 21 in più, è una bambina down. Carlo e Milena sono i suoi genitori, fragili, pieni di domande, di dubbi, di insicurezze ed allo stesso tempo forti, pieni di amore.
Carlo e Milena sono due genitori alle prese con il difficile mestiere di crescere un figlio. Carlo e Milena sono alle prese con i loro dubbi e i loro tormenti. Quelli di un papà e di una mamma di un figlio disabile, che sanno cosa voglia dire la difficoltà del quotidiano. Il pensiero di una figlia che dovrà per sempre dipendere da loro.
Carlo, Milena ed Alice, sono “solo” i personaggi di un romanzo: “La prima volta che ho visto le stelle. La meraviglia negli occhi di Alice” (San Paolo) nato dalla penna di Gianfranco Mattera, scrittore con un’esperienza ventennale da educatore ed assistente sociale, nella quale affonda per poter intessere le sue narrazioni, i suoi spunti di riflessione.
A parlare del libro di Mattera attraverso una bella intervista all’autore è il quotidiano Avvenire.
“L’autore – racconta il quotidiano – ha scelto di raccontare un’esperienza coniugale stravolta dalla disabilità di un figlio seguendo la via del romanzo. La narrazione diventa così una confessione a due voci, quelle di Carlo e Milena…”
Gianfranco Mattera “con un linguaggio … asciutto e incisivo” racconta una storia nata dalla fantasia, ma talmente autentica da poter essere una storia vera.
“Il mio lavoro – spiega l’autore- mi dà la possibilità di mettermi al servizio degli altri, di aiutare e soprattutto capire la fatica e la sofferenza che stanno dietro a tante esistenze. In questo senso diventa un serbatoio di storie che si rivelano preziose testimonianze di vita ma che possiedono anche una funzione educativa, perché hanno un preciso messaggio da trasmettere”.
Un libro che parla di genitorialità nella disabilità ma indirizzato a tutti:
“Mi premeva – spiega Mattera– richiamare quanto sia importante mettere sempre in discussione il modo in cui tutti noi, padri e madri, svolgiamo il nostro ruolo. E soprattutto ricordare che i figli devono essere accettati per ciò che sono, in quanto persone uniche e non come proiezioni immaginifiche della nostra mente, un atteggiamento tanto inconsapevole quanto dannoso e una tendenza purtroppo presente oggi”.
“Il protagonista del romanzo, Carlo, ce la fa – racconta Avvenire- Dopo il trauma, la rabbia e il rifiuto, impara a riconoscere il valore della sua paternità speciale e accetta il dono di un figlio “imperfetto“. Sarà in quel momento che vedrà davvero Alice per la prima volta. Tenendola sulle sue spalle alzerà lo sguardo per guardare dove lei indica. E sarà la prima volta che vedrà le stelle”.
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