Dopo cinque gravidanze e altrettanti bambini scomparsi precocemente, solo alla sesta arriva un figlio sano. E, dopo, un’adozione
Dire sì alla vita. Sempre e comunque. E la vita, prima o poi, ricambierà. La storia di Tony e Antonella, recentemente raccontata senza filtri da questa coppia straordinaria a Vaticannews.va, illustra efficacemente perché questa impostazione sia giusta. Eppure Tony, come racconta lui stesso, era ateo e sessantottino convinto. Poi, la conversione. Incontra il Cammino Neocatecumenale, attraversa un percorso di fede e, nel 1979, sposa in chiesa Antonella. E, subito, seguendo il cammino indicato dall'”Humanae Vitae” di Paolo VI, si trovano messi di fronte alla necessità di accogliere la vita “contro ogni ragione”.
Una prima gravidanza. Francesco è il nome che i genitori hanno scelto per il bimbo. Che, però e purtroppo, non vede la luce. Nel 1982 la seconda gravidanza, una bimba. La chiamano Miriam. Dalla nascita presenta gravi malformazioni che le consentono di vivere solo 44 giorni. I genitori ne erano consapevoli da prima che venisse al mondo. Eppure scelgono di farla nascere comunque con “la certezza di compiere la volontà di Dio”. “Io ero nel frullatore – racconta Antonella – non capivo tanto ma pregavo e speravo. Una cosa la sapevo: la vita di mia figlia non dipendeva da me. Questo comunque non mi fermava, sono andata da genetisti, mi sono informata, ho cercato di capire come poteva andare avanti nella sua vita. Tutti si meravigliavano di come Miriam fosse riuscita a nascere. Non l’ho mai presa in braccio, soffrivo molto guardando le altre mamme, era un dolore grande, ma avevo comunque una forza inspiegabile che veniva dal sapere tra le altre cose che c’era una comunità che pregava per me”.
Dire sì alla vita. E ai suoi doni
Per Antonella e Tony le diagnosi sono terribili. C’è chi li invita ad arrendersi. Ma non lo fanno. Arriva una terza gravidanza, un’altra femmina: Elisabetta. Anche lei presenta gravi malformazioni. “Ci avevano consigliato l’aborto terapeutico, non abbiamo ascoltato le sentenze di morte dei medici. Un nostro amico dottore ci consigliò dopo cinque mesi di portarla a casa, valeva seguire il suo consiglio. Poteva vivere o morire, comunque lo avrebbe fatto con noi accanto”. La bimba sopravvive.Arriva la quarta gravidanza, Chiara. Come Francesco, il primo bambino, non vedrà neppure la luce. Poi arriva Emanuele, che vede la luce anche lui con gravi malformazioni. Ma, nel 1999, Emanuele ed Elisabetta muoiono, a due mesi di distanza l’uno dall’altra. Sembra un finale tragico, ma la famiglia si è arricchitta, nel frattempo di un nuovo arrivo. Giovanni, un figlio che nasce sano. Il piccolo vuole un fratellino. Nel 2005 Tony e Antonella lo accontentano, accogliendo un figlio dal brasile, Guglielmo. “Chi vive dieci anni nelle favelas – racconta Tony – non è un bambino ma un uomo”. Guglielmo, dopo qualche anno, è tornato a casa, dopo aver vissuto in quelle che si possono definire “le favelas di Roma”. “Ha conosciuto anche qui la fame – prosegue il papà – ma era un passaggio necessario per lui”.
“La vita ha il profumo dell’eternità – spiega Antonella – è un passaggio, non finisce qui, non si muore. Io sono convinta che i miei figli siano in Paradiso, pregano per noi”. “Difendere la vita – aggiunge Tony – ti dona la vita, non solo per te, diventi fonte zampillante di vita per gli altri. Chi non difende la vita si spegne”. Pensando a chi ricorre all’aborto, Antonella ritiene che alla base di quella scelta ci sia “un cielo chiuso”, “perché manca Dio”.
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