Piccola, sola, senza risorse. Maria ha lottato contro la morte di suo figlio e ha vinto. Solo la parrocchia le è rimasta accanto!

Una ragazza minorenne, piccola, sola contro tutto e tutti. Porta in grembo il frutto dell’amore.
Il suo fidanzato non l’accompagna, la sua famiglia economicamente in difficoltà, vuole estirpare da lei quella vita. Maria non ha un lavoro, non ha un sostegno, ma ama già profondamente il suo bambino. Solo la parrocchia le si fa accanto, le promette aiuto, di sostenerla sempre, nella gravidanza ma anche nel futuro. Allora Maria diventa forte e lotta come un leone. Oggi Simone è la luce dei suoi occhi.
La storia di Maria e del suo bambino è raccontata sul suo profilo facebook da Padre Maurizio Patriciello, ve la riproponiamo, riportandone alcuni stralci.
“Non sempre accade che i veri diritti siano riconosciuti e affrontati con la dovuta priorità. C’è chi vorrebbe allargare le maglie della legge 194 perché si possa arrivare a eliminare i bambini non ancora nati con più facilità, dimenticando quasi del tutto quella parte della legge che chiede di incontrare la donna in difficoltà, parlarle, individuare i motivi che l’hanno spinta a fare quella scelta dolorosissima per lei, per la famiglia, per la società. Aiutarla, sostenerla. Ricordandole anche che una volta eseguito l’aborto, pur volendo, indietro non potrà tornare più”.
Padre Maurizio Patriciello è un sacerdote al fianco delle donne che si trovano a dover prendere la più grande e dolorosa decisione della loro vita. Le invita a fidarsi della Provvidenza, perché Dio di certo non le abbandonerà, come non lascerà mai sola la piccola Maria, che racchiude nel suo grembo la vita di suo figlio, Simone.
“Arriva il giorno prefissato – racconta il sacerdote – Maria viene condotta in ospedale, tutto è pronto per ‘risolvere il problema’. Noi, col cuore a lutto, ci facciamo da parte, il nostro contributo deve essere calibrato, attento, Maria non è nostra figlia. Intanto preghiamo.
Pregare non è un modo per lavarsi le mani gettando sul Signore ogni responsabilità. – continua- Pregare per noi credenti è e rimane un atto di fiducia smisurata nella misericordia di Dio, è ricordare a noi stessi e agli altri che siamo veramente poca cosa se una mano misteriosa non ci sorreggesse dall’alto. Pregare è continuare a sperare anche quando ogni speranza sembra essere svanita. Preghiamo mentre Maria viene condotta in ospedale”.
In reparto Maria è disperata, lei vuole il suo bambino, piange, urla. I suoi genitori messi alle strette sono obbligati a desistere e riportare la ragazza a casa.
Ed ora cosa accade?
Padre Maurizio Patriciello allerta i servizi sociali, ma la risposta purtroppo è scoraggiante:
“Il nostro Comune è in dissesto, non ci sono possibilità di poter aiutare Maria, nemmeno con un piccolo lavoro. L’ unico aiuto che possono dare è un supporto psicologico. – scrive il sacerdote– Quasi niente. Il muro di gomma contro il quale vanno a sbattere i poveri nel momento del bisogno si trasforma in una barriera di cemento armato. ‘L’aborto è un diritto’, si dice da diverse parti. E che cosa ne è del diritto dei bambini, che purtroppo non hanno ancora la voce per gridare al mondo che non vogliono essere eliminati?”
E cosa ne è del diritto delle mamme, come Maria che vogliono dare alla luce il proprio bambino, educarlo, amarlo, ma purtroppo non hanno i mezzi economici per farlo?
Quanto il dramma della povertà incide su quello dell’aborto?
Maria oggi è mamma. Ha partorito Simone, un bambino più prezioso del sole, ma solo la parrocchia si è fatta accanto a questa ragazza.
“Dei cantori del diritto all’aborto nemmeno l’ombra. Dalle istituzioni nemmeno un litro di latte – sottolinea Padre Maurizio Patriciello –Simone l’ho battezzato io.
Ricordo bene quella mattina. Tutti felici, eleganti, sorridenti, accompagnati dal fotografo. Simone non saprà mai il rischio che ha corso. È stato a un passo dalla fogna. Guardo con dolore coloro che a tutti i costi volevano che Maria abortisse. Poi rivolto al padre, che, orgoglioso, felice, soddisfatto, stringe tra le braccia il suo bambino, chiedo: ‘Me lo vuoi dare?’. ‘Siete pazzo, padre? Mai’ risponde. E gli stampa due bacioni sulle guance.
Se la mia vita è servita solo a salvare la vita di Simone, – conclude il sacerdote– mi basta; sono contento di essere nato”.
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