Patrizia, 34 anni, scopre di avere un tumore al quinto mese di gravidanza. La donna avverte improvvisamente uno strano nodulo al seno.

Dopo essersi sottoposta agli esami arriva l’esito, pesante come un macigno. Il compagno, appena saputa la cosa, anziché vacillare di fronte a quella notizia così sconfortante, fa il grande passo: le chiede di sposarlo. Patrizia, però, deve decidere come affrontare la malattia, arrivata in un momento così delicato. A seguirla la Breast Unit dell’ospedale Caldarelli di Napoli. Due le strade che le si prospettano: quella di fermare la gravidanza e curarsi (tra chemioterapia e intervento) oppure quella di posticipare le cure a un secondo momento, una volta nato il bambino. “Ho dovuto scegliere – ha raccontato la donna ad Avvenire – perché portando avanti la gravidanza avrei ritardato le mie cure”.
Ebbene la scelta ricade proprio su un reinvio delle cure al termine della gravidanza. Una scelta non facile, dato che nel caso di patologie come quelle tumorali il fattore tempo è fondamentale. Molto spesso vitale. Patrizia inizia la chemio, il primo ciclo le viene somministrato il 18 giugno del 2019. Il secondo neppure un mese dopo. “C’era la possibilità di perdere i capelli già tra la prima e seconda chemio fissata per il 9 luglio – ricorda – fortunatamente non è stato così, non sono mai diventata calva, avevo paura di questo”. Prima di settembre, mese in cui vede la luce Federico, suo figlio, completa quattro cicli e, nel frattempo, si sposa anche.
“Sono stata forte – racconta ancora – sapevo di dover stare bene per mio figlio, per prendermi cura di lui. Credo che sia stato questo a darmi la grazia di affrontare una situazione che, fino a quando non la vivi in prima persona, non capisci cos’è fino in fondo. Devo molto ai medici, alla loro professionalità, all’umanità con la quale sono stata accolta e all’organizzazione messa in campo dalla direzione generale del Cardarelli”. Nel mese di gennaio, quando il piccolo ha ormai quattro mesi, arriva l’intervento chirurgico al seno, che questa madre coraggiosa aveva scelto di rimandare. Oggi, passata anche la paura della pandemia da Coronavirus, Patrizia sta effettuando l’ultimo ciclo di chemioterapia e ha anche avviato la radioterapia, necessaria a completare l’iter terapeutico.
Chissà se il figlio di questa donna, un giorno, sarà consapevole del dono ricevuto dalla madre. Un dono, è proprio il caso di dirlo, più grande della vita stessa.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


