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Gesù ci dona gioia e letizia liberandoci dalle nostre schiavitù.

In questo tempo di Avvento, oggi, celebriamo una domenica un po’ particolare: si chiama la domenica ‘laetare’, che significa ‘rallegrati, rallegratevi!’, una parola tratta dalla seconda lettura, all’inizio, dove Paolo scrive ai Tessalonicesi: «siate sempre lieti».

È dunque una domenica dominata dalla gioia: anche il colore della casula, il vestito del celebrante, oggi sarebbe il rosaceo e non il viola, tipico dell’Avvento, appunto per sottolineare la gioia e la letizia, per il Natale che viene, per il Signore che ci è vicino!

Che cos’è la gioia? Che cos’è la letizia?

È un sentimento particolarmente bello e affascinante.

Se è un sentimento, però, questo significa che non dipende subito o immediatamente da noi. Nasce in noi, come ‘conseguenza’ di qualcosa che accade e che ci apre prospettive di gioia.

La gioia, come il suo contrario, la tristezza, e più ancora la melanconia, proprio perché è un’emozione, un effetto, non possiamo ‘provocarla’. Certo, possiamo anche rovinarla, quando nasce in noi, possiamo sempre distruggerla. Abbiamo il potere di perderla, ma non il potere di farle sorgere.

Così ci sono persone che spontaneamente, senza alcun merito, sono ‘portate’ a essere gioiose e altre persone che, al contrario, sono portate alla ‘gravità’, magari alla ‘seriosità’ o alla tristezza, alla malinconia,

La gioia, poi, può avere degli acuti, delle ‘esplosioni’ oppure può essere un sentimento diffuso, di tono più basso, ma non meno bello.

La gioia, in questo caso, è come un affetto che ci allarga l’anima, ci rende più accoglienti e ospitali, ci dispone ad ascoltare l’altro. Non ci isola, non ci chiude su noi stessi, come invece ci accade – facilmente! – quando siamo tristi, delusi o preoccupati.

La gioia, infine, è minacciata da tutto ciò che ci fa male, perché ci fa del male. Gli eventi difficili, dolorosi, le cose che ci fanno soffrire o ci hanno fatto soffrire, queste cose possono rubarci la gioia.

Ci sono tante insidie che possono minacciare la nostra gioia. I bambini, per esempio, sono facilmente abitati dalla gioia, perché e quando sono amati. Ma quando un bambino non viene amato, quando è abbandonato o altro ancora … allora gli viene rubata la gioia.

Ecco, la Parola di Dio, oggi, ci parla della gioia, di una gioia molto particolare e bella che è la gioia che nasce dal Vangelo.

Cominciamo dal profeta Isaia, di cui abbiamo ascoltato una parte del cap. 61.

All’inizio, il profeta dice: «Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri…».

E poi il profeta continua con altre immagini di sofferenza, di privazione, di dolore, di fatica: «fasciare le piaghe dei cuori spezzati … proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri».

Dunque, il profeta parla, certamente, e con grande forza, di un ‘lieto annuncio’ e cioè di un annuncio che porta letizia e gioia, ed è fatto in modo gioioso, ma questa letizia è annunciata a persone che tutto hanno meno che la gioia: i «miseri», i poveri, quelli che non contano nulla, quelli che hanno i «cuori spezzati», perché sono provati dal dolore della vita – che so, pensiamo a quando un papà o una mamma perdono il loro bambino piccolino o quando la morte porta via una persona amata, o altro ancora –.

La gioia qui è annunciata agli «schiavi», perché a questi viene portata la libertà o ai «prigionieri» perché vengono liberati dal carcere, dalla prigionia.

Il profeta, parlando di se stesso, dice che il Signore Dio lo «ha mandatoa promulgare l’anno di grazia del Signore».

Isaia sa di essere un inviato dal suo Signore per annunciare a tutti un tempo di grazia, un anno di misericordia, un giubileo, un tempo in cui vivere nella gioia, nel giubilo, nella letizia, nell’esultanza.

Queste parole le potremmo riferire anche a un altro profeta, perché sono parole che si addicono a tutti i profeti, ma in modo particolare a un profeta, Giovanni Battista.

Di lui il Vangelo di Giovanni presenta, oggi, un’immagine quasi lieta e meno austera del solito. Alla fine del Prologo si dice che Giovanni, «un uomo mandato da Dio», è venuto da noi «come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce».

È una presentazione molto bella di Giovanni Battista. Sono parole che dicono di lui come una figura luminosa, quasi sfolgorante.

È vero, lui non è la luce, è solo testimone di luce, ma proprio per questo è luminoso: perché porta «testimonianza alla luce».

La luce di Giovanni è quasi il ‘riflesso’ della luce.

Lui è luce perché annuncia un’altra luce.

Lui è nella gioia perché annuncia la gioia.

E quando vanno da lui, «da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo» gli chiedono: «Tu, chi sei?», la prima cosa che Giovanni dice di sé è «Io non sono il Cristo», cioè “non sono la luce, ma sono colui che è stato «consacrato con l’unzione».

Poi lo incalzano ancora, con domande quasi asfissianti. Alla fine, Giovanni dice di sé: «Io sono voce … che grida».

È voce, Giovanni. Non è la Parola.

È soltanto la voce, ma la voce annuncia la Parola, che si è fatta carne.

Le parole del profeta Isaia si possono trasferire a lui, a Giovanni. Il Signore lo ha inviato per «promulgare l’anno di grazia del Signore».

La grazia non la porta il profeta, ma il Signore.

Dio è grazia, Dio è amore gratuito e sovrabbondante.

È Lui il fondamento della nostra gioia!

Così il profeta Isaia, alla fine della lettura, dice, stavolta in prima persona: «Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio ».

A queste parole fanno eco quelle del salmo responsoriale, che riportano l’inizio del ‘Magnificat’, con le parole che l’evangelista Luca mette in bocca a Maria, quando va a salutare Elisabetta e lì riversa tutta la sua gioia, per quello che il Signore le ha fatto, le ha donato: «L’anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva …».

È il Signore che ha ‘guardato’, per grazia, la piccolezza di Maria e l’ha inondata di misericordia, di amore gratuito e sovrabbondante.

Maria, come annuncia il profeta, appartiene a questo popolo di piccoli, di «miseri». È il Signore che la riveste «delle vesti della salvezza».

È il Signore che, graziandola e liberandola, le fa vestire un abito di gioia.

È il Signore che la avvolge in un «mantello» di giustizia, perché è Lui che la rende ‘giusta’, ai suoi occhi.

È il Signore che la adorna «come una sposa», di gioielli.

È il Signore che, tutti, ci trasforma come in sposi e spose, nel giorno delle nozze, felici, perché siamo nell’amore.

Ecco allora quale è la fonte della nostra gioia, come lo fu per Maria, per Isaia, per Giovanni Battista: è l’annuncio del tempo di grazia del Signore.

Ancora il Vangelo di Luca metterà sulla bocca di Gesù, nella sinagoga di Nazareth, le parole di Isaia: «lo spirito del Signore Dio è su di me, perché … il Signore … mi ha mandato … a promulgare l’anno di grazia».

Gesù è la grazia.

Gesù è la luce.

Gesù è la gioia e la letizia.

È Lui che ci dona gioia e letizia liberandoci dalla nostra schiavitù.

È Lui che ci chiede di essere testimoni della sua grazia.

don Maurizio

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