Il Vangelo proposto dalla liturgia per la terza domenica di Pasqua è il brano dell’evangelista Luca dei cosiddetti discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35): il racconto del cammino e del percorso compiuto da due persone che, mentre si allontanano tristi, deluse e disorientate dalla comunità di Gerusalemme, incontrano uno sconosciuto viandante che si unisce a loro lungo la via. Oltre al prezioso commento di don Antonio Interguglielmi e al profondo testo dell’omelia di don Maurizio Chiodi, qui segnaliamo anche il fascicolo n. 14 della rivista “Lemà sabactàni?“, interamente dedicato a questo episodio paradigmatico.
Sono innumerevoli le letture ed i commenti che da sempre hanno richiamato e sottolineato la preziosità di questo brano del vangelo di Luca: quasi un’icona che ci consente di sintetizzare plasticamente movimenti, attese, incontri, sguardi, parole, nostalgie, delusioni, atteggiamenti, speranze, conversioni, gioia, svelamenti, … propri dell’esperienza cristiana, proiettata verso l’annuncio e l’evangelizzazione.
Di questo brano sono state da sempre proposte e suggerite letture da una molteplicità di prospettive: quella propriamente biblica, quella catechetica, quella spirituale, quella liturgica … . Anche la spiritualità dell’accoglienza ha desiderato ascoltare questo testo, leggendolo, meditandolo, contemplandolo, sino a raccoglierne quella struttura fondamentale e paradigmatica peraltro riconoscibile e iscritta anche nelle proprie costitutive dinamiche.
In effetti la spiritualità dell’accoglienza adottiva e affidataria nasce in ragione di esperienze (abbandono, perdita di dignità, sterilità, accoglienza, adozione, affido, …) vissute e ricomprese alla luce del Vangelo, sentieri e luoghi della propria vita che diventano strada dove incontrare il Risorto, pur senza riconoscerlo immediatamente, e dimore dove ospitarlo e ascoltarlo: accade così che, tra parole e gesti, il suo volto torna familiare e non più anonimo, estraneo … .
Sono le dinamiche che consentono di trasformare abbandono, tristezza e perdita di senso, in progressivo riconoscimento del senso della propria storia, radicale conversione delle condizioni in cui si sta svolgendo, della efficace presenza del Risorto che rende possibile – non automatico – il riscatto dalla delusione: restituisce identità, speranza e suscita l’annuncio, urgente e carico di entusiasmo.
Le famiglie del movimento Ai.Bi. Amici dei Bambini e della Pietra Scartata hanno così affrontato una rilettura del brano del Vangelo di Luca secondo un itinerario proposto da don Maurizio Chiodi attraverso l’esperienza della Lectio Divina e culminato nella XI Giornata di studio e confronto per una spiritualità dell’adozione dedicata al tema “Il paradigma di Emmaus” (Assisi, 7 dicembre 2014). Nel fascicolo della rivista che qui richiamiamo è dunque raccolta la documentazione di questo cammino (Ripercorrere il cammino dei discepoli di Emmaus), ovvero il commento al brano proposto da don Maurizio Chiodi («Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi …?») e i testi delle riflessioni delle famiglie ci hanno fatto pervenire (Meditando sui discepoli di Emmaus), emerse e condivise durante gli incontri, ispirate dalla lectio in rapporto alla propria storia, alla propria esperienza di accoglienza adottiva e/o affidataria.
Insieme ai testi del cammino compiuto dalle famiglie, nel fascicolo sono inoltre disponibili le riflessioni e gli studi tesi ad esplorare ulteriormente il brano e la sua capacità di essere istruttivo, educativo ed evocativo, anche per l’esperienza adottiva e affidataria: la riflessione sul tema svolta dal presidente de La Pietra Scartata Marco Griffini (Il paradigma di Emmaus); lo studio del biblista Pasquale Pezzoli (Il racconto di Emmaus) che offre le coordinate fondamentali per accostare il brano di Luca; i contributi dei teologi Saulo Monti (Il viaggio della memoria e del ricordo: dall’abbandono al riconoscimento testimoniale), Antonella Fraccaro (Da Gerusalemme a Emmaus: il viaggio paradigmatico e le tappe dell’adozione) e Maurizio Chiodi (Emmaus: paradigma per comprendere l’adozione e l’affido) oltre ai commenti del teologo Ezio Bolis ai dipinti del “ciclo di Emmaus” dell’artista Arcabas.
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