“Il Parlamento italiano non è più sovrano”. Così il giurista Alberto Gambino, presidente dell’associazione Scienza&Vita, intervistato da Massimiliano Menichetti di Radio Vaticana sulla sentenza del tribunale di Firenze che ha riconosciuto l’adozione di due bambini, precedentemente avvenuta in Gran Bretagna, da parte di una coppia omosessuale italiana che viveva all’estero.
Il prof. Gambino prosegue così nella propria riflessione: “nel momento in cui due italiani, nel caso specifico sono due uomini, risiedono all’estero per un paio d’anni e in base a quella legislazione, adottano un bambino e poi ritornano in Italia chiedendo il riconoscimento, questo è un modo per non fare applicare la legge italiana, ma surrettiziamente rientrare chiedendo una ratifica di una legge, di un Paese estero. Ora, i giudici in questo caso hanno fatto una valutazione ritenendo che nei principi dell’ordinamento italiano questo sia ammissibile. Non lo è perché in realtà la legge sull’adozione italiana è molto chiara: dice che si può adottare solo se si è una coppia sposata, maschio-femmina, da almeno tre anni”.
Sulle diverse opinioni che considerano fondata la decisione del Tribunale di Firenze in virtù di quanto reperibile nella Costituzione italiana e nella convenzione de L’Aja, ratificata dall’Italia, sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozioni internazionali, Gambino controdeduce che “bisogna fare attenzione perché questa interpretazione fa leva su un interesse formalistico del minore. Cioè, si ritiene che poiché il minore ha dei genitori che formalmente sono quelli dello Stato estero, due genitori maschi, il suo interesse è mantenere questo status. Ma lo status qui è un fatto formale e giuridico, non è sostanziale. Invece la nostra Costituzione valuta le situazioni da un punto di vista sostanziale. Quindi ritiene che in base ad alcuni diritti inviolabili della persona, soprattutto i minori e le persone più fragili, debbano avere in base agli articoli 29, 30, 31 della Carta costituzionale una doppia figura genitoriale, legata il più possibile rispetto a quello che la natura fa e quindi un uomo ed una donna”.
Anche Scienza&Vita dunque ribadisce che il nostro Parlamento non sarebbe più sovrano anche in virtù del fatto che – ricorda Gambino – “recentemente c’è stata una legge sulle unioni civili che ha espressamente escluso che ci possa essere adozione per coppie omosessuali. In quel caso era l’adozione del figlio del convivente, quindi addirittura una vicenda più tenue rispetto all’adozione piena. Nel momento in cui i magistrati fanno rientrare dalla finestra delle norme espunte dall’ordinamento italiano, anzi delle norme molto chiare, come la legge sull’adozione che esclude radicalmente un’adozione da parte delle coppie omosessuali, siamo davanti a un giudice che si fa legislatore”.
Su quali prospettive si apriranno ora dal punto di vista del diritto, Gambino afferma che si dovrà vedere “cosa accadrà nei gradi successivi di giudizio e vedremo soprattutto se i giudici di legittimità – penso alla Cassazione a sezioni unite – un giorno valuteranno e ristabiliranno la cogenza di una legge che è molto chiara perché prevede, ripeto, solo l’adozione da parte di coppie spossate di sesso diverso. Direi che a questo punto sia auspicabile che il legislatore, il Parlamento italiano, la classe politica, reagiscano davanti a queste esuberanze della magistratura, perché altrimenti è come se avessimo un legislatore commissariato”.
Gambino inoltre considera da rispettare la “spinta politica” di quanti sono fautori delle “adozioni omosessuali” i quali sostengono l’urgenza di una legge in materia: “ritengo sia corretto spingere per una legge e non per le decisioni della giurisprudenza. La legge è fatta di maggioranze, di quello che pensano i cittadini attraverso i loro rappresentanti”. Serve infatti una maggioranza parlamentare che tramite una legge consenta, nel caso, la praticabilità anche in Italia delle adozioni gay “dalla porta, a questo punto, non più dalla finestra”.
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