Rifuggire dalle ambizioni mondane per seguire Gesù sulla via della Croce. Che nel mondo attuale vuol dire mettersi al servizio del prossimo, accettando il sacrificio e, davanti alle fatiche di ogni giorno, coltivare quell’umiltà che ci permette di ampliare la nostra fede. Questo in sintesi il senso della riflessione condotta da monsignor Antonio Interguglielmi, direttore dell’ufficio per le Aggregazioni Laicali e le Confraternite della Diocesi di Roma, nel corso della Lectio Divina “Chi vuol esser grande e primo” proposta domenica 21 agosto a Santa Marinella, in provincia di Roma. Qui, infatti, monsignor Interguglielmi ha incontrato le famiglie adottive e affidatarie di Amici dei Bambini riunite, dal 21 al 25 agosto, per la XXV Settimana nazionale di formazione e studi, quest’anno dedicata al tema “Cercate piuttosto il regno di Dio e la Sua giustizia. Essere famiglie Ai.Bi. nell’anno della misericordia”.
La Lectio Divina prende spunto dal brano del Vangelo di Marco (Mc 10,35-45) in cui gli apostoli Giacomo e Giovanni chiedono a Gesù di potersi sedere alla Sua destra e alla Sua sinistra nella Sua gloria. “Gesù ha appena annunciato la Sua Passione per la terza volta – fa notare monsignor Interguglielmi -. A ogni annuncio della Passione segue un brano che dimostra l’incomprensione dei discepoli, una reazione opposta, di potere”. In questo caso, Giacomo e Giovanni si preoccupano dei primi posti del Regno: “segno della difficoltà dei discepoli ad accettare la storia che Dio ha preparato per la salvezza”. Dalla loro richiesta, si vede che Giacomo e Giovanni non hanno capito ciò che Gesù stava per fare. Tanto che Egli risponde loro: “Il calice che io bevo anche voi lo berrete”. Ovvero: occorre passare per la sofferenza per mostrare la fedeltà a Cristo. “La vera ‘sequela’ di Cristo – fa notare Interguglielmi – è passare per dove Lui è passato: ‘Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua’”, aveva detto Gesù a Pietro che non accettava l’annuncio della Passione. La Gloria del Cielo non va rivendicata come un diritto, ma come un dono gratuito dell’amore di Dio. Per questo, Gesù dichiara di poter assegnare quei posti solo a quelli che “rispondono con una donazione come la sua”. Dipende quindi dalla risposta dei discepoli alla loro chiamata a seguirlo.
La proposta di Giacomo e Giovanni provoca l’indignazione degli altri discepoli. “Ma questa indignazione nasconde la condivisione della stessa ambizione”, avverte Interguglielmi. “Gesù mostra la distanza da questo modo di agire – spiega -: fa comprendere quanto gli apostoli siano ancora lontani dal capire, perché pensano di poterlo seguire con le stesse categorie del potere del mondo: insegna ad andare contro i privilegi e le rivalità. Propone la regola dell’umiltà”. Aggiungendo una novità: il servizio fraterno. “Chi vuol diventare grande, deve farsi servitore; chi vuole essere il primo, deve diventare schiavo di tutti”, dice Gesù. Lo schema del mondo è dunque rovesciato. Nella legge della comunità cristiana il dominio si trasforma in servizio e l’essere accanto a Cristo non è più una pretesa, ma un dono. Vengono quindi accostate due idee: “Servizio, come regola della Comunità, e Sacrificio della vita, come chiamata per la Salvezza”. “Ma il sacrificio di Dio non va inteso come ‘riscatto per placare l’ira di Dio’ – avverte Interguglielmi -. È un altro il vero motivo del Sacrificio di Cristo: mostrare l’Amore infinito di Dio che dona Suo Figlio”.
Attualizzando la Parola, monsignor Interguglielmi ricorda alle famiglie di Ai.Bi. “servire” significa accettare i difetti e i limiti altrui, non pretendere, non giudicare, perdonare le offese. Quest’umiltà fa progredire la nostra fede. “Allora si comprende perché la preghiera diviene un tratto essenziale del nostro cammino di fede, come singoli, famiglia e associazione – conclude Interguglielmi -. Mettersi davanti al Signore nelle fatiche e nei limiti di ogni giorno, non solo come singoli, ma come ‘comunità in cammino’”.
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