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Ma l’omogenitorialità è davvero «a sinistra»?

family-day3E’ opinione diffusa che la difesa dei diritti (veri o presunti) degli omosessuali sia “di sinistra”, mentre viene considerata “di destra” la linea di chi si oppone al “matrimonio gay” e all'”utero in affitto”. “Nulla di più assurdo”, secondo il giornalista di “Avvenire” Giorgio Campanini che affronta la questione in questo articolo che riportiamo integralmente, pubblicato sul quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana il 17 febbraio.

 

Individualismo esasperato e via (reazionaria) al passato uno dei paradossi del dibattito politico italiano di questi mesi è rappresentato dalla collocazione dei vari soggetti politici – e delle corrispondenti posizioni di pensiero – in ordine al problema dell’omosessualità (e, conseguentemente, delle eventuali scelte legislative che ne derivino per il Parlamento).

Pressoché coralmente – a parte alcune, pur notevoli, eccezioni – le prese di posizione a favore degli omosessuali e dei loro (veri o presunti) diritti accomunano la ‘sinistra’; e, analogamente, viene considerata ‘di destra’ la linea seguita da quanti – pur riconoscendo l’opportunità di regolare alcune situazioni di fatto – si oppongono al «matrimonio gay», all’«utero in affitto » e così via. Nulla di più assurdo, a ben guardare.

La biologia ci insegna che l’auto-riproduzione, l’auto-referenzialità è stata caratteristica delle prime specie viventi e che soltanto la diversificazione sessuale latamente intesa (perché essa riguarda anche le piante e tutte le specie in senso lato ‘anima-li’, dalle più piccole alle più evolute) ha assicurato l’evoluzione della specie e dunque il progresso. L’auto-riproduzione è la staticità; la etero-riproduzione è il dinamismo, il cambiamento e (se si vuole usare questa un poco ambigua parola) il ‘progresso’. Dal punto di vista del cammino di tutti gli esseri viventi il passaggio dalla auto-riproduzione alla differenziazione sessuale è un decisivo passo in avanti. In questo senso l’omosessualità, a parte la sua ineliminabile infecondità, è un ritorno al passato, non un’apertura al futuro, non è il progresso ma, in senso proprio, la ‘reazione’.

Perché dunque questa impropria e paradossale inversione di ruoli fra la destra (conservazione) e la sinistra (progresso)? È, questo, un interrogativo al quale si sarebbe tentati di rispondere ricorrendo al successo e alla fortuna delle ‘mode culturali’, talché oggi ‘essere gay’ è di moda (anche se, nella pratica, quanti nelle piazze chiedono l’equiparazione delle relazioni omosessuali a quelle eterosessuali si guardano bene dall’applicare questa posizione di pensiero alla loro vita privata).

La ragione fondamentale di questo paradosso è rappresentata dall’appropriazione che la ‘sinistra’ ha fatto dei diritti individuali, così interpretando – ma assai maldestramente – i diritti dell’uomo, che sono strutturalmente sociali, perché non riguardano il singolo individuo autosufficiente ma l’uomo in relazione, e dunque la persona umana. Il riconoscimento assoluto dei diritti dei singoli finisce, dunque, per oscurare la persona come essere in relazione, a partire dalla sua forma fondamentale e originaria, il rapporto uomo-donna.

Coloro che, nelle piazze, fanno propria la posizione di chi sostiene la necessità dell’equiparazione fra relazioni omo ed eterosessuali, dunque, si pongono – in parte anche inconsapevolmente – dalla parte di quella esasperata cultura individualistica che, assolutizzando i veri o presunti diritti del singolo (sino all’uso mercificato della donna a fini di gratificazione personale di altri soggetti), finisce per oscurare i diritti sociali. Non ci si rende conto – ed è questo un grave limite della ‘sinistra’ italiana, e non soltanto di essa – che in questo modo si fa proprio un assunto fondamentale di tutte le politiche di destra, e cioè il primato delle pulsioni individuali rispetto agli obblighi sociali.

È giunto il tempo, dunque, di superare antichi schemi – come, appunto, qualificare impropriamente ‘di destra’ o ‘di sinistra’ le posizioni assunte in ordine alle questione dei ‘matrimoni gay’ e dintorni – per cogliere il vero centro del problema: quello di garantire un giusto equilibrio fra diritti (e doveri) individuali e diritti (e doveri) sociali; nessun uomo è un’isola.

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