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Teggiano (Sa), il vero senso dell’accoglienza: aprire le porte, senza paura

papa-giovanni-paolo-II“Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”. Il monito di san Giovanni Paolo II riecheggia oggi ogni volta che leggiamo sui giornali o guardiamo in televisione le scene dell’ennesimo naufragio nel Mediterraneo, o di un nuovo approdo sulle coste italiane di un barcone carico di disperati. Un monito che invita ad aprire le porte a chi fugge dalla guerra e dalla miseria, in particolare a quei giovanissimi in cerca di speranza lontano dalla propria casa e dai propri cari. Dare accoglienza a tutti loro, i minori stranieri non accompagnati, è lo scopo del progetto Bambini in Alto Mare” che una delegazione di Amici dei Bambini presenterà a Teggiano, in provincia di Salerno, venerdì 17 ottobre. L’occasione sarà la seconda giornata di permanenza, presso la parrocchia di San Marco, delle reliquie del sangue di san Giovanni Paolo II, che rimarranno in Campania dal 16 al 23 ottobre.

La giornata del 17 sarà dedicata ai temi dell’accoglienza e vedrà Diego Moretti, referente nazionale del progetto “Bambini in Alto Mare”, prendere parte al convegno “Solidarietà e accoglienza dell’altro”. Tema centrale del suo intervento sarà proprio il progetto di Ai.Bi. finalizzato a garantire la giusta accoglienza ai Misna, presso famiglie affidatarie o centri di prima accoglienza come Casa Mosè a Messina: contesti in cui i piccoli migranti, reduci da un viaggio lungo e faticoso, senza la cura dei genitori e l’affetto di una famiglia, possono ritrovare finalmente il calore di una casa. Nel corso di un anno di attività del progetto, Ai.Bi. ha contribuito alla battaglia politica e mediatica per la giusta accoglienza, promuovendo il sostegno family to family nella mozione in materia presentata dalla senatrice Enza Blundo (M5S) e appoggiando il disegno di legge Zampa su tempi certi e collocazione adeguata dei Misna.

L’intervento di Moretti sarà preceduto dalla proiezione di un filmato con l’intervista a una delle prime famiglie affidatarie del progetto, i coniugi Vinci di Messina. Sono loro i principali testimoni, insieme ai ragazzi accolti, del progetto “Bambini in Alto Mare”, che ruota attorno a 5 pilastri fondamentali: prevenire la migrazione già nei Paesi di origine, sostenere il ricongiungimento familiare in Europa e il rimpatrio assistito, accogliere in famiglia o presso strutture adeguate.

 

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