Completiamo la pubblicazione della testimonianza dei coniugi Lucia e Luigi D’Antonio proposta in occasione di un itinerario formativo di spiritualità dedicato alla rilettura dell’accadere dell’“imprevisto” nella propria vita, su come tale evento possa ridefinire l’ordinaria pianificazione famigliare.
L’AVARIA (seconda parte)
Dalle certezze omologate, all’incertezza creativa
Ci troviamo in una ampia zona quasi desertica, dove incominciano a mancare i punti di riferimento, i segnali stradali, la via segnalata a terra. “Dove andiamo?” Dov’è quella sicurezza della strada tracciata, della comoda e veloce autostrada? Dobbiamo decidere! Il meccanico dove sarà? Per la strada non l’abbiamo trovato, è vero: ma tornare indietro dà più certezze (lo sguardo che si alterna al retrovisore, per cercare sicurezza). No! Proseguiamo, siamo fiduciosi. Troveremo il meccanico più avanti.
La dura prova dell’oscurità
L’oscurità della notte incombe. Le tenebre iniziano ad avvolgerci. La paura di non sapere dove andare. La mappa stradale non serve più. Abbiamo bisogno del meccanico perché la spia è sempre lì, quel triangolo con l’iride quasi a puntare il suo sguardo perennemente su di noi. Ma cosa indicherà?
L’auto adatta al nostro comodo viaggio non è attrezzata per l’off road, per i sentieri ciottolosi che la mettono a dura prova. La carrozzeria è sempre più ammaccata, la spia eternamente accesa (menomale che non si ferma la macchina), ma le gomme sono sgonfie. Si procede con difficoltà e lentezza. Fermiamoci. No, continuiamo ancora un po’.
Stanchezza, condivisione, un inatteso sollievo
Sono stanco. Alterniamoci al volante. Si facciamo un po’ per uno. Le gomme? Guarda, un tizio con un compressore (come fa a stare costui in quest’area quasi desertica a possedere un compressore?). Poche domande? Fortunatamente c’è! Diamoci un po’ di pressione e ripartiamo.
Torniamo indietro! Chi ce lo ha fatto fare? È finita l’acqua! abbiamo sete! La bocca è arida. Il corpo richiede acqua. Non eravamo attrezzati. Dove sono gli autogrill della grande e comoda strada asfaltata, quelli della fatua soddisfazione dei bisogni. Ecco spuntare inaspettatamente un Uomo: riempie di un’acqua viva le nostre borracce oramai vuote.
Procedere senza chiare indicazioni
Ripartiamo. Non ci accorgiamo che il nostro tracciato tortuoso in un campo senza cartelli indicatori, ci fa ritornare spesso su percorsi già battuti (forse stiamo girando viziosamente in circolo). Ma ecco un viandante. Procedo, non fidiamoci! No, fermati e chiediamo aiuto. Finalmente qualcuno che ci indica la via diritta. È ancora notte.
L’indicatore della benzina e la luce accesa della riserva. Una figura provvidenziale appare improvvisamente, segnalata dalla propria luce distinta in una notte oscura. Ci dona il carburante per ripartire.
Tre fermate: è il tempo di cambiare abiti
Lungo la strada, in tre punti distinti, 3 lucine appena visibili, appiedate, cariche del bagaglio dalle proprie profonde tenebre. Fermati! Fermati! Fermati!
Tre volte abbassiamo il finestrino, tre volte apriamo lo sportello posteriore, quello della fecondità, quello della vita. Sali a bordo! Ripartiamo, dai!
I vestiti del viaggio programmato si dimostrano inadeguati: le scarpe lucide e leggere sono logore e polverose, non resistono alle sollecitazioni dei ciottoli. L’abito bello non garantisce la resistenza in quel contesto. È ora di buttare via questi panni costosi, ma qui inutili. Un uomo provvidenzialmente ci permette di cambiare l’abito, ci restituisce l’abito bianco rimesso frettolosamente in valigia. Questo è quello che più ci si addice, adesso è il mio abito!
Partiti con un proposito, ma la meta è un’altra identità
Guardiamo la data sul cruscotto: 1° marzo 2026. Caspita, sono passati 40 anni in questa notte desertica. Una flebile luce si scorge a distanza, un bagliore che inizia a stagliarsi all’orizzonte dove il cielo tocca la terra. Inizia l’alba. Si notano le guglie, i pinnacoli più alti di una grande città, ma è ancora distante.
Lì troveremo la nuova casa: quella della nuova identità.
L’effetto dell’imprevisto in sintesi: siamo partiti dal viaggio con il proposito di essere genitori, ci siamo trovati ad essere figli.
(Fine. La prima parte della testimonianza è disponibile QUI)
Lucia e Luigi D’Antonio
(I coniugi D’Antonio sono membri della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Amalfi – Cava de’ Tirreni, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)
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