Giovedì 25 dicembre (solennità del Natale del Signore) don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-5.9-14)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,1-5.9-14)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Il commento di don Massimiliano
Il fascino inesauribile del Natale non è da confondere con la “magia” natalizia evocata dalle pubblicità. Il contenuto evangelico che ci attira sempre è piuttosto una sorprendente “notizia”: “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Il Verbo che era “in principio” è ora con noi, Colui “per mezzo del quale tutto è stato fatto di ciò che esiste” è ora una semplice luce avvolta dalle tenebre e può essere seguita oppure rifiutata. L’Eterno si mischia con la nostra storia, l’Infinito si rivela, umilmente, dentro i nostri limiti. Non ci è dato di spiegare questa misteriosa e sorprendente decisione divina e neppure ci sarebbe utile provare a farlo. Possiamo invece affrettarci ad accogliere questa indefettibile compagnia e a lasciare che accadano in noi stessi e nelle nostre relazioni personali le conseguenze di quell’evento.
Il Figlio di Dio vuole abitare in mezzo a noi, ci chiede dunque famigliarità, consuetudine di vita, intimità. Dedichiamo tempo, cuore e mente alla Parola di Dio? La ascoltiamo e frequentiamo con assiduità nelle nostre case?
Il Salvatore dà il potere di diventare figli di Dio a quanti lo accolgono. Viviamo da figli nelle nostre case, nella Chiesa e nel mondo? Offriamo la semplice testimonianza di chi si affida al Padre sempre e comunque, cercando soprattutto il compimento della Sua volontà?
Il Cristo viene come “luce vera, quella che illumina ogni uomo”. Cerchiamo illuminazione e ispirazione nel Vangelo per vivere dentro le complicate e oscure vicende quotidiane? Siamo persone piene di speranza, certe che le tenebre del male non prevarranno sulla tenace forza disarmata e disarmante della pace vera?
Lasciamoci interpellare in profondità dalle verità del Natale cristiano.
Gli auguri potranno allora suonare come promesse e come impegni e la luce della fede e della carità non si spegnerà con l’interruttore delle luminarie decorative.
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