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Il Vangelo dell’Accoglienza. La capacità di ascoltare e la disponibilità ad accettare il disegno di Dio

Domenica 14 dicembre (III domenica di Avvento) Jussara, Renata e Giovanni Solfrizzi (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Il commento di Jussara, Renata e Giovanni

«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?», Giovanni è in carcere e sembra non riconoscere più Gesù, dopo averlo con tanta forza e convinzione annunciato a tutti. È consapevole del suo ruolo di Precursore, ma forse dubita e cerca di far aprire gli occhi ai suoi discepoli: non si aspettava un Messia così, si era fatto un’idea diversa di Gesù pur sapendo che era l’incarnazione di Dio.
Un po’ come capita a noi, che preghiamo e abbiamo aspettative diverse da ciò che il Signore ha in serbo per noi. Anche a noi capita di dubitare, la nostra fede vacilla quando non si realizzano i desideri delle nostre preghiere. Una malattia che non guarisce, un bambino che non arriva, un progetto di vita che non sembra realizzarsi secondo i nostri piani… Mandiamo messaggeri a chiedere se Gesù è davvero il Messia oppure se ci siamo sbagliati e dobbiamo cercare qualcun altro.
Invece è proprio lui, che ci ha già preso per mano e risponde alle nostre richieste, alle nostre aspettative, attraverso strade diverse, magari più tortuose ma che, viste col senno di poi, ci arricchiscono molto di più rispetto a quel che avevamo in mente.
Cosa siamo andati a vedere nel deserto?
Il Natale si avvicina e dal nostro deserto dobbiamo imparare a chiedere che Gesù venga presto a riconvertirci, a riportarci sulla strada luminosa che ci indica anche quando vediamo solo canne al vento, quando ci sentiamo rinchiusi in una prigione.
Gesù ci chiede di seguirlo non per i segni miracolosi, le guarigioni, le richieste esaudite: vuole farci semplicemente capire che è sufficiente vivere e credere nel Vangelo, nella sua Parola.
Anche questo è un esempio di accoglienza e pazienza insieme: avere la capacità di ascoltare e la disponibilità ad accettare che il disegno di Dio per ciascuno di noi può essere anche molto diverso da quel che immaginiamo, ma non per questo meno vero e meno capace di realizzare l’insegnamento dell’Amore.

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