Domenica 7 dicembre (seconda domenica di Avvento) Donatella e Stefano Mazzoli (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 3,1-12)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 3,1-12)
In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Il commento di Donatella e Stefano
Giovanni Battista è la voce che grida nel deserto, colui che rompe il silenzio, che spezza le catene; egli parla di conversione, perché solo attraverso essa, all’arrivo del Messia, potremo riconoscerlo e accoglierlo. Egli è, come aveva profetizzato Isaia: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!», dobbiamo quindi tenerci pronti, come un pellegrino, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese.
Colpisce, inoltre, il versetto dove il Battista dice: «Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco», con queste parole Giovanni riconosce la grandezza di Cristo e ha l’umiltà di mettersi da parte per far spazio al Messia che verrà.
Al Popolo d’Israele Giovanni chiede di pentirsi dei peccati e, con parole esigenti, annuncia il giudizio imminente: «ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco».
Mette, inoltre, in guardia, con parole sferzanti, i farisei e i sadducei accorsi, tra la folla, al suo battesimo.
Dobbiamo “fare deserto” per riconciliarci con Dio in un mondo che sta diventando sempre più materialista. E’ necessario seguire, come ha fatto la folla, le parole del Battista, come monito per vivere in umiltà e misericordia.
L’invito di Giovanni Battista è perentorio: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». La conversione ci chiede un radicale cambiamento di mentalità e di vita, un’inversione di marcia per prepararsi all’incontro con il Signore, abbandonando le vecchie sicurezze e i vecchi comportamenti.
La scelta dell’adozione è spesso un atto di profonda conversione dei sentimenti familiari che richiede di abbandonare l’idea preconcetta di un figlio esclusivamente biologico, rinnovando l’identità familiare attraverso l’accoglienza, aprendosi a un amore che va oltre il legame di sangue.
L’accoglienza di un bambino in affido o in adozione comporta l’impegno quotidiano a offrire un futuro e una famiglia a chi è stato ferito o abbandonato; può essere un frutto concreto e visibile della carità e della conversione, ovvero l’azione di “preparare la via” per un bambino senza famiglia offrendogli un cammino di vita contrassegnato dall’accoglienza reciproca.
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