Domenica 12 ottobre (XXVIII domenica del tempo ordinario) Cristina e Paolo Pellini (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Il commento di Cristina e Paolo
In questo brano ci sono alcuni passaggi che attirano la nostra attenzione: i dieci lebbrosi che chiedono a Gesù la guarigione; il Signore che non rifiuta l’aiuto a nessuno; uno dei lebbrosi che, vedendosi miracolosamente guarito, decide di tornare da Gesù per ringraziarlo e rendergli lode. Solo a questo punto e per lui, Gesù parla di salvezza, che non deriva dalla guarigione dalla terribile malattia (tutti e dieci sono guariti), ma dall’aver avuto fede.
Gesù è stupito o forse arrabbiato, o ancora deluso: solo uno su dieci è tornato, e, per giunta, si tratta di un samaritano, cioè faceva parte di un gruppo etnico disprezzato dagli ebrei della Giudea e della Galilea. Uno straniero, un escluso tra gli esclusi. L’ultimo.
Così come succedeva a causa della lebbra, anche oggi ci sono situazioni in cui qualcuno viene o si sente escluso.
Immaginiamo quante volte alle coppie senza figli viene chiesto, attraverso allusioni varie, quando pensano di diventare genitori. E quante volte viene chiesto senza pensare che l’attesa può non essere una scelta, trafiggendo il cuore di chi già soffre e facendolo sentire un “diverso”.
La sterilità, se non è scelta, è qualcosa di lacerante per la mancanza di realizzazione di un pezzo di sé, una malattia dolorosa dell’anima. Ma c’è una via di guarigione che parte, come per il lebbroso tornato, da un atto di fede: io credo che tu, bambino abbandonato, possa essere mio figlio. È la via dell’accoglienza di un figlio già nato.
Gesù, pur avendo guarito tutti i lebbrosi dalla malattia fisica, riconosce nella gratitudine la vera salvezza nella fede che riconosce.
Che si accolga un bambino per bisogno o per desiderio, la gratitudine è ciò che rende quell’atto veramente salvifico e non un semplice soddisfacimento personale: gratitudine al Signore, a chi ha reso possibile la cosa e al bambino stesso che si è affidato.
Tante famiglie vengono guarite dalla loro sterilità spirituale tramite l’adozione e l’affido.
Il donarsi a un bambino e riconoscere il dono ricevuto, è il primo passo. È in questa reciprocità che si può cogliere il valore inestimabile di ciò che accade nell’accoglienza.
Ma siamo ancora capaci di ringraziare? O la logica del tutto dovuto e personalmente conquistato ci appiattisce “privatizzando” il generare e rigenerare vita? E la gratitudine non dovrebbe stimolare un desiderio di restituzione? Ma come? La preoccupazione e la responsabilità nei confronti di chi non trova gioia, compimento, salvezza nell’accogliere e nell’essere accolto potrebbe essere l’inizio di un cammino in cui la fede trova concretezza nell’impegno verso l’abbandonato, il “lebbroso”.
Questo passo di Luca ci racconta di un Gesù deluso dall’ingratitudine, come del resto capita a ognuno di noi quando non ci vediamo riconoscere un aiuto dato, quando manca quel grazie che chiude e centuplica un gesto di gentilezza e di amore. Tornare a Lui, come ha fatto il samaritano, significa cercare di moltiplicare il dono ricevuto attraverso azioni concrete di impegno perché ogni bambino torni a essere figlio. È questo un modo per dire quel grazie a Cristo, che incontriamo in ogni figlio.
Gesù, ti ringraziamo per averci fatto sperimentare l’accoglienza adottiva e affidataria, che ci ha fatto sentire accolti da Te.
Spirito Santo, riempici del tuo amore grato e dello spirito di umiltà, così che siamo sempre consapevoli che noi, semplici strumenti di Dio, nulla possiamo senza di te.
Padre, benedici e le famiglie e le associazioni accoglienti. Amen
.
Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.






