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Il Vangelo dell’Accoglienza. Seguire Gesù è una cosa seria: non basta un like per diventare followers di Gesù

Domenica 7 settembre (XXIII domenica del Tempo Ordinario) Piera e Francesco Ferruccio (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, Regione Abruzzo) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Il commento di Piera e Franceso

Egli si voltò e disse loro”. L’immagine che ci viene trasmessa da queste parole è quella di Gesù che cammina collocato in testa al gruppo mentre i suoi discepoli sono dietro di lui. Essere discepoli significa riconoscere che c’è qualcuno che guida il cammino, vuol dire fidarsi di lui e della strada che percorre.
Gesù, però, pone delle condizioni per essere suoi discepoli, perché non vuole che lo si segui in modo superficiale; con un linguaggio attuale potremmo dire che Gesù non vuole che noi diventiamo suoi follower semplicemente mettendo un like.

Pone tre condizioni per diventare discepoli:

  1. Amarlo più di quanto si ami il “padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita”. Gesù ci chiede di amarlo in modo incondizionato, mettendolo al centro della nostra vita. Gesù non entra in concorrenza con i nostri cari perché Cristo non è un rivale e non è geloso. Il suo amore verso di noi è immenso e senza di lui non siamo capaci di amare.
  2. La seconda condizione è portare la croce: Gesù ci chiede di seguirlo accompagnandolo in quel cammino che lo porterà alla Croce dove egli dona la sua vita per noi. Sarà un percorso faticoso, controcorrente, ma allietato dalla gioia che non siamo soli: c’è sempre Lui a guidarci.
  3. La terza condizione di Gesù viene spiegata attraverso due parabole: egli vuole che prima di prendere una decisione siamo consapevoli della nostra scelta. Ecco, dunque, che non basta un like per diventare followers di Gesù. Seguire Gesù è una cosa seria. Non possiamo seguirlo solo perché è un atteggiamento ereditato dai nostri genitori, ma è una scelta consapevole, è una scelta di vita.

Anche noi genitori siamo chiamati ad una scelta consapevole; nel donare nuova speranza ai nostri figli con la consapevolezza che, nonostante la strada sia tortuosa, solo amando e ponendo Gesù al centro della nostra vita possiamo amare in modo incondizionato, lasciandoli liberi di camminare con noi nel sentiero della vita guidati da Gesù.

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