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Il Vangelo dell’Accoglienza. La chiamata alla genitorialità adottiva

Domenica 31 agosto (XXII domenica del Tempo Ordinario) Cristina e Fernando Carallo (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lecce, Regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Il commento di Cristina e Fernando

In questo passo del Vangelo di Luca si narra l’episodio dove Gesù, ospite di un capo dei farisei, osserva gli invitati che cercano i primi posti. Questo sottolinea la loro mentalità che è alla ricerca di onori. Egli critica il loro comportamento ed esorta a non scegliere i primi posti a tavola, ma l’ultimo perché chi si umilia potrebbe essere chiamato ad elevarsi, mentre chi cerca il primo posto potrebbe essere umiliato. L’insegnamento di Gesù riguarda l’umiltà intesa come rinuncia alla ricerca di gloria. Egli sottolinea l’importanza del servizio disinteressato dove l’umiltà e il servizio sono i valori fondamentali. Tutto ciò invita a una profonda conversione del cuore. Egli, invitando i discepoli a liberarsi da quel desiderio di affermazione che corrompe qualsiasi scelta, si rivolge a noi: la tentazione di avere i primi posti appartiene al cuore dell’uomo. Essa s’insinua anche nelle cose buone, in quelle scelte che vengono dalla fede in Dio. La tentazione di emergere può inquinare gli obbiettivi santi che ci proponiamo spingendo a cercare la nostra gloria invece che quella di Dio.
Se Dio ci chiama a una responsabilità, va accolta come vocazione, vivendola nel Suo Nome e con lo spirito di servizio. Se, invece, Dio ci lascia all’ultimo posto, saremo in una condizione nascosta e in quella vivremo con lo spirito della Famiglia di Nazareth custodendo la grazia che abbiamo ricevuto con umiltà.
Noi famiglie adottive ci siamo sentite ultime e all’inizio la tentazione di prevalere ha predominato. Quando abbiamo compreso che quell’ultimo posto era migliore del primo perché c’era la chiamata alla genitorialità adottiva e l’abbiamo accolta come vocazione vivendola nel Nome di Dio, lì è entrata la grazia che è diventata spirito di servizio, continuando a custodirla seguendo il “Grande Dono” che sono i nostri figli.
Anche loro si sono sentiti ultimi, ma Dio ha ascoltato il loro “grido” ed essendo stati accolti con Amore insieme a noi, loro genitori, hanno compreso la grazia ricevuta e lo Spirito di servizio che ci unisce abbattendo la superbia del cuore.

 

 

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