Domenica 10 agosto (XIX domenica del Tempo Ordinario) don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 12,35-40)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,35-40)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Il commento di don Massimiliano
La parabola appare a prima vista incentrata sull’esortazione morale alla vigilanza, alla prontezza del servizio come antidoto all’ozio. In realtà il cuore del racconto è una promessa di gioia: “Beati quei servi…”.
Il Signore ha a cuore la nostra felicità e per questo ce ne rivela il segreto: essa consiste nell’accogliere il vero e unico padrone della nostra vita, Colui che ce l’ha donata e che continuamente si mette a servirla e nutrirla con il suo amore. Ciò che ci è richiesto è, naturalmente, di lasciarci sempre amare da Lui, consapevolmente, da svegli, attivamente coinvolti nel fargli piacere. E a Dio piace essere accolto e servito nei suoi figli più deboli, fragili, poveri, dimenticati.
Avere attenzione premurosa e concreta per chi è nel bisogno, anche nelle nostre famiglie, non è un di più rispetto a ciò che quotidianamente si cerca per stare bene ed essere contenti. Il Vangelo ci dice, con delicatezza ma anche con autorevolezza, che questa è la condizione per essere grati e lieti: grati perché il Signore si è messo alla nostra tavola, è passato a servirci e sempre lo farà; e dunque lieti di fare altrettanto, come Lui ci ha insegnato e dimostrato.
L’incertezza temporale che connota il racconto della parabola significa che il momento di servire è sempre il presente e che ciò è la garanzia più bella del nostro futuro, sempre atteso come un dono gratuito.
Una bellissima e indiretta sintesi di questo insegnamento è nei famosi versi del poeta indiano Tagore: “Dormivo e sognavo che la vita era gioia. Mi svegliai e vidi che la vita era servizio. Volli servire e vidi che servire era gioia”.
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