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Il Vangelo dell’Accoglienza. Come capire il senso della Divina Provvidenza?

Domenica 3 agosto (XVIII domenica del Tempo Ordinario) Cristina e Paolo Pellini (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Il commento di Cristina e Paolo

Come in altri brani del Vangelo, in questo di Luca, Gesù risponde a una figura anonima. In questo caso “l’anonimo palestinese” di turno gli chiede di farsi giudice per dirimere una questione di eredità. La risposta di Gesù ci coinvolge direttamente. “O uomo, tu che oggi hai iniziato la giornata pensando al da fare, chi pensi che sia Cristo?”. Colui che pregandolo sistema tutte le tue questioni irrisolte a tuo favore?
Gesù afferma che la sua funzione presso gli uomini non è di fare il giudice o il risolutore di problemi. Lui è venuto per spezzare per noi il pane della sua parola e del suo corpo, offerto per noi. È venuto anche a risanare le persone del suo tempo e della Palestina nel corpo e nello spirito, come segno dell’amore per noi, suo, del Padre e dello Spirito.
Gesù poi approfondisce ancora di più. Cerca di farci capire il senso della Divina Provvidenza. “O uomo, sai che domani la tua vita terrena potrebbe finire? Come pensi quindi di regolarti?”
Dio Trinità ci dona, oltre a tutto il resto, anche i beni materiali, a volte l’abbondanza, non perché noi li conserviamo gelosamente per noi stessi, ma perché li condividiamo amorevolmente con i nostri fratelli, per il bene di tutti. E Gesù esemplifica il tutto con la parabola dell’uomo ricco e fortunato che accumula tesori per sé ma non si arricchisce presso Dio.
Il Signore dona a ogni suo figlio una ricchezza, più preziosa di ogni altra, che è per sua natura infinita: l’amore. È un bene che, se tenuto in magazzino, si deteriora. Sull’uso di questo bene il Signore sarà giudice nel giorno in cui arriveremo a lui. Amare i nostri figli, chiudendo gli occhi di fronte ad altri figli che soffrono, non è forse chiudere un bene immenso entro le mura della propria casa e non permettere a questo di moltiplicarsi?
Così è per noi genitori e nonni con i nostri figli e nipoti, siano essi biologici, adottati o affidati. Dio ce li ha donati non perché noi ne facciamo un nostro possesso, ma perché noi li doniamo al mondo e ai fratelli, rilanciandoli nell’amore. Insegnando loro a vivere per gli altri, facciamo loro il dono più grande, che è quello di dare un senso buono, positivo, alla loro vita. Solo quando ci sentiamo donati ai fratelli ci sentiamo bene, realizzati.
Quante volte nella fatica dell’educare, invece, pensiamo che chiuderci nella nostra intimità familiare nel tentativo di trovare soluzioni a un problema sia il modo migliore per dare più attenzione e amore al figlio nella difficoltà? Ma altrettante volte cadiamo poi nella disperazione di non trovare una soluzione, certi che a tutti gli altri le cose vadano meglio e che solo noi siamo nella disgrazia. Condividere, farsi accompagnare e accompagnare, donare il proprio dolore, è amare perché significa avere fiducia e speranza.
“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Non trattenete per voi il raccolto abbondante che la vostra campagna vi ha dato, ci dice Gesù, ma rimettetelo in circolo, donandone a chi ne ha bisogno e intessendo relazioni di amore.
Preghiamo Dio che ci dia la lucidità e la forza di insegnare l’amore e la donazione di se stessi ai nostri figli e nipoti. Amen

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