Domenica 27 luglio (XVI domenica del Tempo Ordinario) Jussara, Renata e Giovanni Solfrizzi (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13)
Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».
Il commento di Jussara, Renata e Giovanni
I tredici versetti del Vangelo di Luca di oggi sono dominati dalla preghiera del Padre Nostro, sulla quale non ci si sofferma mai abbastanza a riflettere.
Quante volte ci siamo chiesti come si fa a pregare bene? Qui sono direttamente i discepoli a chiedere a Gesù di insegnar loro a pregare: insegnare “come”, non “cosa” pregare!
Quante volte abbiamo pregato il Padre Nostro senza soffermarci davvero con il cuore su ogni singola richiesta che racchiude… E che fatica quando diciamo “sia fatta la tua volontà” (come nella versione del Vangelo di Matteo). Pur sapendo che la Sua volontà è solo il nostro bene, spesso non la comprendiamo. Mettersi in preghiera significa cercare un dialogo con Dio, sperimentare la gioia di trovarci in un rapporto di vicinanza e intimità direttamente con Lui. Le nostre preghiere non sono solo di lode e di ringraziamento al Signore: molto più spesso, e forse principalmente, sono preghiere di richiesta. Così l’insegnamento di Gesù sul come pregare diventa in un attimo la parabola dell’amico importuno: un personaggio che sembra così distante da noi (chi, spontaneamente, ammetterebbe di essere importuno?) e che invece è umanamente tanto somigliante a noi, al punto che, leggendola, ci sentiamo subito nei suoi panni!
Diventiamo subito insistenti quando vogliamo qualcosa, quando pensiamo di aver bisogno di qualcosa e Gesù qui ci dice che non dobbiamo stancarci mai di chiedere, di cercare, di “bussare” alla sua porta.
Il primo invito di Gesù è quindi quello di essere perseveranti nelle nostre richieste, “perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto”. Ma Gesù ci invita anche ad avere fede nel Padre: se perfino noi, peccatori e inadeguati quali siamo (Gesù dice proprio “cattivi”!) sappiamo dare cose buone ai nostri figli, non possiamo che confidare che il nostro Padre celeste darà lo Spirito Santo a chi lo chiede.
Non sempre la risposta del Padre alle nostre preghiere appare immediatamente evidente a noi stessi, che quella risposta abbiamo invocato. Spesso, ma potremmo forse dire sempre, sembra che Lui ci risponda a modo suo, in un modo a prima vista incomprensibile.
È una sensazione che accompagna spesso chi ha percorso un cammino di accoglienza adottiva o affidataria, ma anche chi mette su famiglia procreando i propri figli. A noi è davvero capitato così quando, da giovane coppia di sposi, desideravamo intensamente formare una famiglia: rileggendo a posteriori le risposte alle nostre preghiere di allora possiamo solo essere felici che siano state esaudite.
La nostra famiglia, che pensavamo di completare con l’arrivo di un figlio nella maniera “tradizionale”, si è invece compiuta con un viaggio in Brasile e con l’accoglienza di una bimba meravigliosa! Del resto, Dio esaudisce sempre le nostre preghiere, anche se a modo suo. Possiamo anche pensare, ingenuamente, di chiedere al Signore ciò che deve fare per noi, ma Lui sa sempre di cosa abbiamo bisogno, ha un disegno per noi e lo mette in atto, per di più chiedendo la nostra collaborazione.
Possiamo, quindi, non pregare? Assolutamente no! Le nostre preghiere servono anche a noi, a farci comprendere consapevolmente ciò che desideriamo nell’amore di Dio.
Scopriamo, così, una nuova dimensione della preghiera: la preghiera, dunque, è un cammino di perseveranza e confidenza, nel corso del quale impariamo a chiedere, a cercare e a bussare.
Nulla, però, di ciò che domandiamo a Dio ci dispensa dal metterci totalmente in gioco: in ogni domanda, mentre preghiamo il Padre affinché “faccia” quel che gli chiediamo, sentiamo che Lui ci chiede non solo di lasciarlo fare, ma anche di fare noi insieme con Lui.
Nella liturgia, una Colletta riassume con una sintesi sublime questo concetto: O Dio… concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi e desiderare ciò che prometti (perché tra le vicende del mondo là siano fissi i nostri cuori dove è la vera gioia) …
Le preghiere non cambiano i disegni della Provvidenza, ma ci fanno ottenere ciò che Dio aveva già stabilito di donarci; preghiamo affinché siamo sempre disposti ad accogliere e riconoscere quanto il Signore ci dona.
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