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La fede e la speranza di fronte alla tragica morte di Diogo Jota

L’incidente che ha tolto la vita al calciatore Diogo Jota e suo fratello ha generato un’ondata di dolore e sgomento in tutti i tifosi e gli appassionati. Ma quella che pare la fine “innaturale” di una storia, può trovare consolazione e nuova speranza alla luce della fede

All’inizio di luglio, una notizia ha sconvolto il mondo del calcio e dello sport in generale: la morte in un incidente d’auto del giocatore portoghese del Liverpool F.C. Diogo Jota e di suo fratello André Silva. A far percepire l’accaduto come ancora più tragico c’è stato il fatto che fosse ancora fresco nella memoria il bel matrimonio celebrato solo 10 giorni prima. Una cerimonia sentita e partecipata, in cui il calciatore ha sposato la persona con la quale stava insieme fin dai banchi di scuola e con la quale già aveva tre figli piccoli.
Quello che doveva essere l’inizio di un nuovo capitolo della vita di una famiglia si è invece trasformato in un assurdo e doloroso addio, che ha lasciato chi conosceva i due giovani, ma anche tutti i semplici tifosi, con la più classica delle domande senza risposta: perché è successo tutto questo?

La fragilità della vita umana

Aiutano a dare una possibile risposta, allora, le parole pronunciate una volta da Giovanni Paolo II: “Anche la vita più breve ha un valore eterno agli occhi di Dio”. Perché quanto costruito nei suoi 28 anni di esistenza da Diogo Jota un segno lo ha lasciato: lo si è visto nell’affetto e nel dolore mostrato nei tantissimi messaggi arrivati da compagni, tifosi, istituzioni, società… E lo si percepisce ancor più nel ricordo della vita del calciatore, caratterizzata, come quella del fratello, non solo dal grande talento sportivo, ma soprattutto dalla fede e dalla dedizione alla famiglia. Diogo era uno di quei calciatori che prima di entrare in campo si fanno sempre il segno della croce. Un uomo che nel suo recente matrimonio cattolico ha mostrato a tutti la bellezza di una storia d’amore portata al compimento di fronte a Dio.
Ecco perché la sua morte sconvolge ancora di più: perché ci mette di fronte alla ineludibile fragilità della vita umana.
Come ben sottolinea un articolo di Aleteia.org, anche tutti coloro che non hanno conosciuto personalmente Diogo e André possono rivedere in loro un frammento della propria giovinezza, della forza di una vita proiettata verso il futuro e piena di speranza. L’improvvisa fine di tutto questo, allora, sembra non solo tragica, ma proprio “sbagliata” e innaturale.

Una preghiera per Diogo e André

L’unico scudo che possiamo ergere a difesa, allora, rimane quello della preghiera, con le parole già ricordate di Giovanni Paolo II e con una particolare preghiera, riportata da Aleteia, che aiuta a ricordare come la morte non sia la fine di tutto, perché abbiamo sempre la speranza che Dio accolga i giovani tra le Sue braccia con infinita misericordia.
Ecco, di seguito, la traduzione della “preghiera per i giovani che muoiono” riportata da Aleteia:

O Signore della vita e della misericordia,
Hai creato Diogo e André nell’amore,
E ora chiamali a casa presso di Te.
Accoglili nel Tuo abbraccio eterno.
Fa’ che le loro anime trovino riposo nella Tua pace,
E che la Tua luce splenda nei cuori di coloro che lasciano.
Consola coloro che sono in lutto:
Rute, i loro figli, la loro famiglia e i loro amici,
E i milioni di persone che piangono sconvolti e increduli.
Aiutaci a ricordare che in Tuo Figlio Gesù,
la vita non finisce, ma si trasforma.
Preghiamo per tutti i giovani che muoiono improvvisamente,
specialmente per coloro le cui vite, come quella di Diogo, hanno toccato molti.
Che il loro ricordo ispiri amore, unità e fede rinnovata
nella Tua promessa di vita eterna.
Per Cristo nostro Signore. Amen.

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