Venerdì 27 giugno (solennità del Sacratissimo cuore di Gesù) don Massimiliano Sabbadini (Consigliere spirituale de La Pietra Scartata) commenta il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 15,3-7)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 15,3-7)
In quel tempo, Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».
Il commento di don Massimiliano
La Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù vuole portarci dentro la logica dell’amore di Dio e della sua bontà per noi.La breve parabola evangelica mette in luce la paradossale “contabilità” del buon pastore: una pecora vale come novantanove. Non è che la consistenza del gregge non avesse significato per i pastori dell’epoca, anzi. Ma Gesù, il Buon Pastore, rivela che per Dio il suo popolo è costituito da individui irripetibili, ciascuno dei quali è prezioso quanto tutti. È proprio ciò che si sperimenta nelle buone famiglie, dove il numero dei figli non toglie attenzione e importanza a ciascuno. E se poi uno di essi è in difficoltà è normale trascurare temporaneamente gli altri per dedicarsi alla sua cura.
È da notare che all’inizio si dice che Gesù disse questa parabola “ai farisei e agli scribi”, cioè a quelli che ritenevano che Dio dovesse applicare una giustizia meritocratica secondo la quale chi si perdeva per i propri peccati doveva stare lontano dalla comunità per non contaminarla. Invece qui l’attenzione è tutta rivolta non a chi pecca, ma al Signore, alla sua ostinata azione di ricerca di chi è smarrito, al farsene carico dopo averlo trovato e a condividere con tutti la sua gioia: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”.
Anche in famiglia siamo sempre giustamente preoccupati del buon comportamento, affinché nessuno sbandi e rischi di danneggiare la propria vita. Se vogliamo però accogliere l’insegnamento evangelico del Cuore di Cristo possiamo riconoscere che siamo tutti preceduti dall’amore di Dio che non si stanca mai di cercarci e che gioisce nel trovarci.
Educarci, tutti, a questa buona notizia della misericordia divina, ci aiuterà nella vera e concreta conversione che ciascuno ha da intraprendere. Davvero “la gioia del Signore è la nostra forza” (Neemia 8,10)!
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