Domenica 29 giugno (solennità dei santi Pietro e Paolo, apostoli) Cristina e Fernando Carallo (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Lecce, Regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 16,13-19)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Il commento di Cristina e Fernando
In questo brano del Vangelo di Matteo, Gesù con le sue domande ci esorta a riflettere. Oggi è il giorno in cui la Chiesa ci invita a far festa per la Cattedra di Pietro. Pietro non era né il più santo, né il più intelligente, ma Gesù lo sceglie per guidare la Chiesa: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa”. La pietra non è l’uomo-Pietro. Nel significato biblico la roccia, è Dio stesso, Simone è chiamato a diventare Pietro, in lui scende una grazia, ma anche un impegno gravoso.
Gesù smuove il cuore dei suoi discepoli con le domande. Egli chiede a loro la gente chi dice che sia Lui. Essi gli rispondono senza problema, per la gente Gesù è un inviato di Dio, ma non è colui che libererà il popolo di Israele. I discepoli hanno trasmesso confusione, con i loro insegnamenti, alla gente. In questo momento arriva la domanda diretta a loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”.
In quel “Ma voi” c’è tutto: voi che mi avete seguito, conosciuto avete compreso chi sono? Siete pronti a restare con me?
Gesù li spinge a interrogarsi perché comprendano la chiamata ricevuta e, soprattutto, riconoscano l’identità del Maestro. Quel giorno Pietro risponde per tutti, riconosce la vera identità di Gesù, ma non sa cosa dice, altrimenti non l’avrebbe rinnegato. Nel momento che riconosce la vera identità di Gesù, riceve la sua nuova identità e la nuova chiamata.
Quando accogliamo Gesù nella nostra vita come il Cristo, Figlio del Dio vivente, scopriamo la nostra vera identità e comprendiamo la nostra missione. Questa parola non è rivolta solo a Pietro, ma anche a ciascuno di noi; come Pietro, nella Chiesa tutti abbiamo una missione e siamo tutti pietre vive della casa di Dio.
Ricevere una vocazione non significa indossare una veste o vantarsi di un titolo, ma cambiare il cuore: tutta la persona e tutte le capacità vengono messe al servizio di una storia nuova.
Questo è accaduto a noi genitori adottivi nel momento che abbiamo accettato la sterilità e abbiamo aperto il cuore all’accoglienza: la grazia è entrata in noi dandoci quella identità vera che si riconosce in Cristo Figlio di Dio.
Abbiamo abbracciato così la nostra missione: “Accogliere il bambino abbandonato”.
La sterilità è diventata feconda e tutta la nostra persona, con le sue capacità, è al servizio di una storia nuova che continuiamo a scrivere insieme ai nostri figli, nel nome di Gesù, sulle pagine della vita, dono di Lui per noi.
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