Salta al contenuto Skip to sidebar Skip to footer

Il Vangelo dell’Accoglienza. In ogni gesto di amore gratuito, in ogni figlio accolto… si rinnova il miracolo della presenza di Cristo tra noi

Domenica 22 giugno (solennità del Corpus Domini) Elena e Pasquale Salvemini (Gruppo famiglie, regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (9,11b-17)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Il commento di Elena e Pasquale

In questa Solennità del Corpus Domini, il Vangelo ci riporta a un gesto che è allo stesso tempo miracolo e catechesi: la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù prende ciò che c’è – cinque pani e due pesci, un’offerta povera – e lo trasforma in nutrimento abbondante per tutti. Non scende il pane dal cielo come manna, ma nasce dalla condivisione, dalla fede, dall’obbedienza dei discepoli che, pur nella loro logica umana di scarsità, accolgono la parola del Maestro: “Voi stessi date loro da mangiare.” In quel “date voi stessi”, c’è tutta la logica eucaristica: Gesù dona sé stesso come pane spezzato, corpo offerto, vita condivisa. Oggi, questa Parola ci interpella profondamente, anche in un contesto concreto: quello dell’adozione.
L’adozione è Eucaristia vissuta nella carne della vita quotidiana: è spezzare il pane della propria esistenza, è dire sì a un amore che non guarda al sangue, ma al cuore, è farsi canale del miracolo di Dio, che non moltiplica le cose, ma i legami.
In un mondo che spesso ragiona in termini di possesso, calcolo e convenienza, l’adozione – come l’Eucaristia – è scandalo e profezia. È lo scandalo di un amore che non misura, ma si dona. È la profezia di una società che può riconoscere figli dove altri vedono estranei, che può costruire famiglie non solo su base biologica, ma su una chiamata e una risposta.
Care famiglie, l’Eucaristia che celebriamo oggi ci ricorda che Cristo è con noi, che si fa pane per nutrirci, e che ci chiama a essere come Lui: presenza che accoglie, cuore che ascolta, mani che si aprono.
Preghiamo oggi per tutte le famiglie, soprattutto quelle che vivono l’esperienza dell’adozione: che siano sostenute, incoraggiate e amate. E che molte altre famiglie sentano nel cuore la chiamata ad aprire la porta, la casa, la vita, a chi attende di essere accolto come figlio. In questo giorno santo, chiediamo al Signore che ci renda pane spezzato per gli altri, che benedica le famiglie adottive e susciti nel cuore di molti la disponibilità ad accogliere. Perché in ogni gesto di amore gratuito, in ogni figlio accolto, in ogni pane condiviso, si rinnova il miracolo della Sua presenza tra noi.

Aiuta La Pietra Scartata a continuare la sua missione facendo una donazione. In questo modo, il futuro de La Pietra Scartata sarà anche il tuo. Grazie.


DONA ORA

Lascia un commento