Domenica 8 giugno (solennità di Pentecoste) Vilma e Sergio Barel (Gruppo Famiglie Friuli Venezia Giulia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23b-26)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 14,15-16.23b-26)
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti, e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Il commento di Vilma e Sergio
In questo brano, Gesù ci parla di amore, fedeltà, presenza e dimora. Gesù promette il Paràclito, lo Spirito Santo, come colui che resta, consola, insegna, ricorda. Il cuore del Vangelo è anche il cuore della scelta dei genitori adottivi: accogliere, amare gratuitamente, fare casa per un figlio che è stato abbandonato e ferito.
È lo Spirito Santo che trasforma il bambino abbandonato in figlio, lo straniero in familiare, il vuoto della sterilità della coppia in dimora.
È lo Spirito Santo che opera ogni vera adozione, perché l’adozione è opera dello Spirito: nasce da una chiamata del cuore, ma si compie solo nel dono totale di sé. Ecco allora che lo “Spirito fa casa”: “Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui…”.
E anche noi, accogliendo, diventiamo casa per Dio.
Un figlio accolto, anche se non nato da noi, diventa dimora di Dio nella nostra famiglia.
Tutti i bambini abbandonati portano dentro ferite, memorie confuse, identità frantumate. Tutto questo viene portato con loro nelle famiglie adottive.
E noi genitori, pur nella generosità, ci sentiamo spesso impreparati, smarriti o soli. Ecco allora che Gesù ci dice: “Il Paràclito vi insegnerà ogni cosa”. Non siamo soli. Ecco il messaggio potente che Gesù ci lascia oggi. Lo Spirito è il primo educatore, il primo guaritore dei cuori, lasciamoci guidare da Lui.
L’adozione è fare spazio a Dio nell’accoglienza dell’altro.
Ecco allora che essere genitori adottivi non è solo prendersi cura di un bambino, ma è aprire la porta perché Dio prenda dimora nella nostra casa. E questo è possibile ogni giorno, anche tra fatiche, incomprensioni, crisi. Perché lo Spirito Santo ricorda e fa memoria dell’amore, anche quando noi lo dimentichiamo. E ci guida, anche quando ci sentiamo persi.
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