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Il Vangelo dell’Accoglienza. Là dove c’è una ferita, nasce la resurrezione

Domenica 18 maggio (V domenica di Pasqua), Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-33a.34-35)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,31-33a.34-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse:
«Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui.
Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi.
Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri.
Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Il commento di Cristina e Claudio

Il versetto che precede quelli proposti dal Vangelo odierno riferisce che “Preso il boccone, egli subito uscì. Ed era notte.”
Si sta consumando l’ultima cena. Giuda è appena uscito. È notte.
Ed ecco che Gesù annuncia: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.”
Ora, proprio ora che si sta per compiere il tradimento di Giuda.
Sembra quasi che Gesù voglia mostrarci l’importanza persino di quel tradimento, come se volesse dirci che senza quel gesto di “non amore”, la salvezza non si sarebbe potuta compiere.
E noi? Come ci poniamo davanti a un tradimento, a un torto, a un’ingiustizia?
Riusciamo a scorgere che è proprio in quel luogo di dolore, di passione e morte, che ci sarà la risurrezione?
Perché solo chi cade può rialzarsi. Solo chi soffre può risorgere.
È lo stesso spirito con cui ci sentiamo chiamati a volgere lo sguardo verso quei genitori che non riescono a prendersi cura dei figli, che finiscono in affido o in adozione.
Facile? No, decisamente no!
È un’ingiustizia. Sembra quasi che quell’episodio si ripeta: anche oggi, tanti bambini vengono “traditi” o abbandonati, lasciati soli, proprio come Gesù quella sera.
Eppure Gesù ci dice che proprio in quella sofferenza e in quella solitudine “il Figlio dell’uomo è stato glorificato”.
Sì, ma come si fa a credere questo? Gesù ce lo spiega subito dopo, con indicazioni molto precise.
Anzitutto, ci chiama “figli”. Sì, perché è sentendoci figli, facendo memoria della nostra esperienza di figli, che possiamo essere condotti al Padre.
Poi ci avverte: “Mi cercherete, ma… dove vado io voi non potete venire.” Quante volte ci sentiamo persi, soli, abbandonati? Eppure, non è motivo per disperare.
Gesù, infatti, ci dona “un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” Ci mostra un amore concreto: cingersi i fianchi e servire, lavare i piedi ai fratelli, avere anche noi, per loro, un cuore di padre.
In questo cammino di crescita continua, l’essere padre o madre — nei confronti dei nostri figli biologici, di quelli in affido e, soprattutto, verso i loro genitori biologici — ci allena ogni giorno a vivere questo amore nuovo, capace di abbracciare anche il dolore e il tradimento.

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