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Il Vangelo dell’Accoglienza. Essere famiglia, consapevole che la vocazione è perseverare nell’amore

Domenica 4 maggio (III domenica di Pasqua) Piera e Francesco Ferruccio (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lanciano-Ortona, Regione Abruzzo) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-19)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,1-19)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Il commento di Piera e Francesco

In questo Vangelo, Giovanni racconta la terza apparizione di Gesù ai discepoli. Questo manifestarsi è molto importante: i discepoli, dopo la morte di Gesù, si sono sentiti persi, senza guida. Sembra che alcuni siano scomparsi tant’è che in questo passo del Vangelo ne vengono nominati solo sette. Il gruppo non è riuscito a tenersi unito come se gli insegnamenti di Gesù fossero stati inutili.
Dov’è l’amore vissuto insieme? Sembra come se tutto ciò che si è vissuto non si sia solidificato e ora i discepoli si sentono persi senza il loro pastore. Sembra quasi che abbiano dimenticato l’insegnamento e, quando ci si sente persi, la cosa più facile è rifugiarsi nelle cose che si sanno fare, in ciò che ci riesce meglio. In questo caso, Pietro torna al suo mestiere, va a pescare e gli altri lo seguono. Ma non basta lo “stare insieme” per fare “Comunitá”. Infatti, “quella notte non presero nulla“.
Ed è proprio quando vivono questa delusione che i discepoli intravedono ancora una volta Gesù, risorto, che li invita a gettare nuovamente le reti dando ancora loro speranza per un nuovo inizio.
Pensiamo ai nostri figli, alla loro fragilità, alle loro delusioni o facili entusiasmi. Pensiamo a quanto sia difficile per loro credere nell’amore, in quello vero, dare un senso alla vita quando questa sembra sfuggirti di mano e la cosa più facile è rifugiarsi in ciò che si sa fare meglio. Esattamente come Pietro, per poi, però, ritrovarsi nel buio più profondo.
Gesù, per ben tre volte, chiede a Pietro se lo ama ma è come se lo chiedesse a noi perché sa che abbiamo paura e, spesso, non abbiamo il coraggio e la forza di aprirci all’amore, di donarci agli altri prendendocene cura e donando speranza.
Gesù ci fa capire quanto sia importante l’essere comunità, l’essere famiglia nel ricordo di ciò che si è vissuto insieme e con la consapevolezza che la nostra vocazione è perseverare nell’amore.

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