Domenica 27 aprile (II domenica di Pasqua o della Divina Misericordia) Cristina e Fernando Carallo (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Lecce, Regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-31)
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
Il commento di Cristina e Fernando
Nel Vangelo della seconda domenica di Pasqua, cogliamo la pace che il Signore ci dà quando è in mezzo a noi. Assistiamo all’istituzione del sacramento della Confessione. Inoltre, donando il suo Spirito ai discepoli lo dona anche a noi, rendendoci più forti nelle difficoltà. Il Signore ci fa capire, anche, l’importanza del perdono: nella misura in cui perdoniamo, siamo perdonati. Verremo, infine, giudicati sulle opere compiute e il gesto più grande è aiutare l’altro, il prossimo.
Tommaso rappresenta ciascuno di noi quando facciamo fatica a credere, quando siamo delusi. Gesù va incontro a Tommaso e questi comprende che Gesù c’è sempre ed è pronto ad aiutarlo. Il Signore, così, ci chiede se siamo pronti a seguirlo.
In questo racconto ci sono alcuni motivi che noi, famiglie adottive, abbiamo vissuto o viviamo; tra questi il perdono.
Perdonare la nostra sterilità: questo passaggio ci ha reso più forti perché, aprendoci al perdono, abbiamo aperto alla sterilità feconda che ci ha colmato il cuore facendoci scoprire che Gesù non ci ha abbandonato, ma è più presente di prima. Così abbiamo superato la delusione e siamo stati colmati di gioia quando abbiamo accolto i nostri figli. Anche loro hanno dovuto percorrere la strada del perdono.
Perdonare l’abbandono: i nostri figli si sono sentiti delusi perché non avevano una famiglia; nel momento in cui il perdono è avvenuto, anche il loro cuore si è aperto alla gioia.
Tramite il perdono insieme ai nostri figli abbiamo compreso che Dio è stato sempre presente, aveva scelto, per noi, una via diversa, la quale ci permette, ogni giorno, di scoprire quanto Lui ci sostiene nelle difficoltà.
Questo suo Grande Amore ha permesso a noi e ai nostri figli di guarire le ferite della delusione e dell’abbandono consentendoci ogni giorno di dirGli: “Grazie, mio Signore e mio Dio perché ci sei sempre per noi”.
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