Dio non ha un Figlio o Gesù, crocifisso, abbandonato sulla croce non è Suo figlio . Gesù si è illuso di essere il Figlio di Dio; di aver parlato, agito per conto ed in nome di “Suo Padre”
Chi è quel padre che vuole stare lontano dal proprio figlio, nel momento della sua morte? Perché tu, se lo vuoi, puoi essere qui, vicino a me, al mio fianco. No, non sono tuo figlio! Tu non puoi fallire; sei un Dio infallibile, onnipotente e io… sono un fallito.
In realtà, sulla croce, nel momento della sua morte, Gesù “scopre” di essere un uomo, un vero uomo, un comune mortale come tutti gli altri! “Un padre che ama il suo figlio non lo abbandonerebbe mai”. Dio che è amore, quindi la perfezione dell’unità, non si separerebbe mai dal proprio Figlio, il principale riferimento del Suo amore (43). Quindi, o Dio non ha un Figlio, o Gesù, crocifisso, abbandonato sulla croce, non è Suo figlio (44). Gesù si è illuso di essere il Figlio di Dio; di aver parlato, agito per conto ed in nome di “Suo Padre”, Dio Onnipotente, creatore del cielo e della terra.
- (43) Il dramma della relazione filiale di Gesù viene descritto senza mezzi termini da J.Galot, Il mistero della sofferenza di Dio, Assisi 1975, pp. 47-51: «(…) il dramma del Figlio che nella sofferenza non riesce più a riconoscere il volto del Padre… Gesù non sentiva più la presenza paterna (…). Il Figlio è angosciato nei suoi sentimenti umani per aver perduto la gioia della presenza del Padre, e specialmente in circostanze nelle quali avrebbe apprezzato tale sostegno (…). Sentendosi abbandonato dal Padre, Gesù è sconcertato dall’atteggiamento paterno di cui egli aveva sperimentato tante manifestazioni confortanti, e che sembra tanto diverso in quest’ora critica». Anche per S. Bulgakov, L’Agnello di Dio, pp. 381-382, in Gesù la coscienza stessa della filiazione divina viene meno: «Egli qui ormai non si rivolge più al Padre, perché, avvolto nel buio della morte, anche la coscienza della filialità divina lo abbandona, ma a Dio. (…) Nella morte anche Egli, al pari di ogni uomo resta solo» (C. Lubich, Portare Maria a casa, in “Città Nuova”, 32, 1988, 21, p. 11) “entra” nel suo cuore e ne scopre il grande vuoto: «È il vertice della spogliazione esteriore, ma soprattutto interiore dell’Uomo-Dio che ora appare non più Dio, ma semplice uomo»
- (44) Oppure Dio ha abbandonato realmente lui, il Suo unico Figlio, ma questo Gesù lo scoprirà dopo. P. Ferlay, Trinité, mort en croix. Eucharistie. Réflexion Théologique sur ces trois mystères, in Nouvelle Revue Théologique, 9 (1974), p. 937.
(16 continua)
Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace“
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