Quale padre lascerebbe il figlio solo, nel momento della sua morte? Quale padre non accorrerebbe al richiamo angosciato del proprio figlio?
Padre, sto morendo. Hai capito? Mi ascolti?
Ho bisogno di te, della tua presenza. Un semplice segno! Perché, Padre, non ti sento? Per la prima volta in vita mia non ti sento!
Dove sei Papà? Tu, mi hai sempre ascoltato. Un padre ascolta sempre suo figlio. L’ho ribadito a tutti quanti, anche in queste ultime ore. Loro mi hanno detto che ho bestemmiato, ho bestemmiato contro di te, Padre, perché mi sono “autoproclamato” – hanno detto – tuo figlio. Ma io mi sono sempre sentito tuo figlio! Ho agito, da figlio tuo, sopportando umiliazioni, sofferenze, scherni, violenze, per amore tuo, senza lamentarmi mai.
Volevo che tu fossi fiero di me, di come ho portato a termine la missione che mi hai affidato
Ha invocato il Padre nel momento della morte, ma… Lui non risponde. Nel suo animo, ora sperimenta l’amarezza di una imprevista non presenza, di un senso di lontananza, un vuoto che non è in grado di colmare, la paura di una perdita (35). Non si dà pace: sentimenti, a cui non avrebbe mai creduto, si fanno strada nel suo cuore. Il dubbio lo assale (36). “Quale padre lascerebbe il figlio solo, nel momento della sua morte?” Quale padre non accorrerebbe al richiamo angosciato del proprio figlio?
C’è qualcosa che non capisce. Certo, durante la tremenda agonia del Getsemani aveva accettato la sua morte, ma a una “condizione”: che il Padre sarebbe stato sempre con lui; che non lo avrebbe mai abbandonato! Ora nel momento culminante della sua passione, dov’è “Suo Padre?”
- (35) «L’abbandono in cui il Crocifisso è lasciato dal Padre ben ci fa capire da che cosa siamo stati liberati e salvati, cioè dalla perdita definitiva di Dio, del Padre» (H.U. Von Balthasar, Solo l’Amore è credibile, Città di Castello 1982, p. 95).
- (36) «L’inscalfibile certezza di non essere mai solo (cfr. Gv 8, 29), di essere sempre esaudito dal Padre (cfr. Gv 11, 42), abitato dal suo amore, strumento del suo agire, lascia il posto al dubbio (cfr. Gv 12, 27), alla supplica piena d’angoscia» (G. Lafont, Dio, il tempo e l’essere, Casale Monferrato 1992, pp. 148-149).
(13 continua)
Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace“
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