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La Passione di Gesù Abbandonato: Papà… dove sei? (10)

Ora è lì, con i piedi e le mani inchiodati al legno della croce, “nudo come un verme”, “solo, tra i suoi aguzzini; abbandonato da tutti coloro che amava”. Gli rimane le fede

Ma adesso dove sei? Perché non vieni a prendermi? Ho compiuto tutto quello che mi hai chiesto mai

Nel breve volgere di poche ore Gesù sperimenta ogni meandro del dolore, nel fisico e nello spirito: schiaffeggiato, frustrato, flagellato… e ancora “senza pietà e più sferzanti dei colpi di frusta” (23) sono le ingiurie, gli scherni e gli insulti del suo popolo. Fanno male: ma un dolore profondo, quello veramente amaro, colpisce Gesù per la fuga dei suoi discepoli. Non scappano per paura, ma perché non credono più in lui: hanno perso la fede in Gesù, nella sua missione di salvezza (24). Ora è lì, con i piedi e le mani inchiodati al legno della croce, “nudo come un verme”, “solo, tra i suoi aguzzini; abbandonato da tutti coloro che amava”. Gli rimane la fede (25) e la missione da compiere: lui è il figlio di Dio e “pensa a una sola cosa: alla salvezza degli uomini” (26). Lo ha chiesto il Padre e lui, il Figlio, ha obbedito, con un’adesione e una lucidità (27) che cresceva di una intensità proporzionale all’accumulo della sofferenza provata.

  • (23) R. Meynet, op. cit., p. 331.
  • (24) «Agli occhi dei discepoli che avevano seguito Gesù fino a Gerusalemme, la sua morte obbrobriosa non era il sigillo posto su una vita condotta nell’obbedienza a Dio, né costituiva la prova del martirio che autenticasse la sua verità, ma fu la smentita delle sue rivendicazioni. Non confermò le loro speranze ma le distrusse fin alle radici. (…) Fuggendo da questa croce, i discepoli esprimono chiaramente la perdita della loro fede in Gesù: “Chi crede non scappa!”» (J. Moltmann, Il Dio crocifisso, Brescia 1975, p. 157).
  • (25) «Ormai a sostenerlo vi sarebbe stata soltanto quella tenace fede in Dio che lo aveva accompagnato durante tutto il suo ministero e che era stata ravvivata nel Getsemani» (D. Senior, op. cit., p. 129).
  • (26) «Nel momento in cui inizia lo spaventoso supplizio che lo deve condurre alla morte con atroci sofferenze e la più grande umiliazione, egli pensa a una sola cosa: alla salvezza degli uomini» (R. Meynet, op. cit., p. 339).
  • (27) «Gesù si rifiuta di bere la bevanda offertagli che lo avrebbe reso largamente insensibile al dolore e gli avrebbe evitato le angosce dell’agonia. Egli vuole affrontare la sua passione e la morte nel pieno possesso delle sue facoltà, senza alcun analgesico, nella fede pura» (R. Meynet, op. cit., p. 284). «Gli antichi conoscevano l’effetto anestetico della mirra, e solevano mescolarla con il vino. Offrire questa bevanda inebriante ai condannati, per attutirne la sofferenza, era considerato un atto di pietà. (…) Qualcuno offrì questa bevanda anche a Gesù, ma Marco ricorda che egli non ne prese. È un particolare importante: Gesù vuole morire in piena lucidità» (B. Maggioni, I racconti, op. cit., p. 267).
  • (10 continua)
    Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace

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