Nessun ebreo avrebbe osato rivolgersi con tanta confidenza a Dio; Gesù invece sì, esprimendo in tal modo la sua relazione singolarmente unica con il Padre
Ma ho accettato di compiere la tua volontà fino in fondo, confidando nella promessa che mi hai fatto: che durante questa tremenda prova saresti stato sempre al mio fianco, che non mi avresti abbandonato mai
È il sentirsi Figlio, seguito, accompagnato, amato in definitiva da un padre, da suo Padre. Il suo “Abbà” (19).
Certo, fin dalla sua infanzia (20), Gesù è stato cosciente di essere il Figlio di Dio e che quindi il Padre sarebbe stato al suo fianco, anche quando “l’ora sarebbe giunta”, ma all’inizio della grande prova la sua fede ne richiedeva la conferma. Esce quindi dall’agonia del Getsemani determinato, convinto, sicuro: “La consapevolezza di essere Figlio è un punto fermo. Il resto si muove: dall’angoscia alla serenità, la coscienza di essere Figlio non si muove” (21).
“Alzatevi, andiamo”. Gesù è deciso e risoluto e, ben “sveglio e vigile” (22), si lascia travolgere dal vortice della passione che dirompente e impietoso lo trascina verso l’inevitabile fine.
- (19) Abbà” è un termine confidenziale (“babbo”), col quale i bambini ebrei si rivolgevano al loro padre, ma non a Dio. Esprime la grande confidenza di Gesù verso Dio, la sua profonda consapevolezza di essere il Figlio amato e la sua tenerezza» (B. Maggioni, I Racconti evangelici della Passione, Città di Castello 2001, p. 23). «Nessun ebreo avrebbe osato rivolgersi con tanta confidenza a Dio; Gesù invece sì, esprimendo in tal modo la sua relazione singolarmente unica con il Padre – rinforza B. Maggioni – che approfitta dell’occasione per sottolineare che Abbà è termine infantile, ma è proprio questo il modo giusto di stare davanti a Dio, con la fiducia di un bambino» (B. Maggioni, Era veramente uomo, p. 21). R. Lavatori, Il cristiano figlio nel Figlio Gesù, in Aa.Vv., Indagine su Gesù, Milano 2002, p. 156, evidenzia, nel fatto che Gesù preghi il Padre chiamandolo Abbà, un significato teologico: «Gesù manifesta con semplicità, ma con profonda verità, la sostanza del suo rapporto con Dio, che consiste nella condivisione filiale della sua natura e nella comunione totale con lui».
- (20)«È del tutto impossibile che questo bimbo solo a partire da un determinato momento del suo sviluppo sia divenuto cosciente di essere il Figlio di Dio, e pertanto Dio stesso. Deve dunque essere stata presente in Lui la consapevolezza più originaria, sempre implicita, di essere al sicuro e protetto nel seno del Padre infinito, e insieme personale» (H.U. Von Balthasar, Se non diventerete come questo bambino, op. cit., p. 20).
- (21) B. Maggioni, I Racconti evangelici della Passione, p. 31.
- (22) D. Senior, op. cit., p. 82
(9 continua)
Per un approfondimento sulla contemplazione dell’abbandono di Gesù: “… ma Dio tace“
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