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Carlo Conti: la fede sul palco del Festival di Sanremo 2025

In una lunga intervista, Carlo Conti ripercorre la sua formazione cattolica e la sua fede, che gli ha insegnato a “guardare il bicchiere sempre mezzo pieno”… e “fare tutto con grande onestà”

Anche per il 2025 è andato in archivio il Festival di Sanremo, momento centrale del palinsesto televisivo annuale ed evento popolare che più di ogni altro coinvolge gli italiani.
Per la quarta volta, a condurlo è stato Carlo Conti, fiorentino, classe 1961, tra i conduttori più amati e “impegnati”.
Da sempre educato alle fede cattolica, Carlo Conti non ha mai nascosto la sua devozione, ribadendola anche nella bella intervista pubblicata dal sito Uniti nel dono per la promozione e il sostegno economico alla Chiesa Cattolica.

Una fede che arriva dai valori di mamma

Conti racconta di come la fede gli sia stata trasmessa da mamma Lolette, che perse il marito quando il piccolo Carlo aveva un anno e mezzo. Una donna che gli ha insegnato, con il suo esempio, “il rispetto degli altri, il guardare il bicchiere mezzo pieno e non considerarlo mezzo vuoto, l’accontentarsi, il fare tutto con grande onestà.” “I due pilastri fondamentali – sintetizza Carlo Conti – sono proprio questi, in fondo: il rispetto e l’onestà”.
Scendendo più nel dettaglio di quella che è stata la sua formazione spirituale, Conti ricorda la preparazione per la comunione e la cresima nella parrocchia francescana di Montughi, a Firenze, dove per tanti anni fece anche il chierichetto. La figura di riferimento di quegli anni è Padre Artemio, che regalò a Conti un piccolo Vangelo che ancora oggi tiene nel cassetto del comodino.
Altra figura importante è stata quella di Don Giovanni, conosciuto allo stadio in occasione di una partite della Fiorentina e diventato il prete che ha unito in matrimonio Carlo e la moglie Francesca e ha battezzato il figlio Matteo.
Terza figura di prete importante nella vita di Conti è Don Tito: “Un uomo vero, un prete ‘in trincea’, immerso nella realtà del quotidiano”. Di lui, Carlo racconta gli episodi in cui, mentre è in giro con qualche gruppo di ragazzi, o di malati…, lo chiama e, mettendo il microfono vicino al telefono in viva voce, gli chiede di salutare tutti. “Nella sua semplicità – chiude Conti – è una cosa bella che faccio sempre volentieri”.

Inseguire i propri sogni

Nell’intervista c’è spazio anche per i ricordi degli inizi di carriera, quando, dopo aver studiato ragioneria, Carlo Conti venne assunto in banca ottenendo, così, l’agognato “posto fisso”. Posto a cui, dopo qualche tempo, rinunciò, per inseguire i suoi sogni di carriera. Anche in questo caso, la mamma, dopo essere “quasi svenuta”: “Si rese conto che stavo inseguendo il mio sogno e mi stimolò… responsabilizzandomi e dicendomi: ‘se non ci credi tu, in questa cosa… chi ci deve credere”. Un invito che, ora, Carlo fa a sua volta ai giovani: “Credere sempre nei sogni e soprattutto non piangersi mai addosso, attribuendo ad altri i propri fallimenti. Dobbiamo sempre riconoscere i nostri limiti e cercare di migliorare e di arrivare al massimo delle nostre possibilità”.

La famiglia al primo posto

L’intervista prosegue parlando del matrimonio e dell’importanza della famiglia nella vita di Carlo Conti: “La famiglia per me è il centro di tutto – dice il presentatore. Per la mia famiglia ho fatto anche scelte professionali importanti: ho lasciato ‘L’eredità’, un programma quotidiano, per poter vivere a Firenze e stare più con Francesca e Matteo. Le mie gioie sono portare a scuola mio figlio, trovarci a cena la sera e chiacchierare, giocare insieme o arrabbiarci se guarda troppo l’I-pad, andare a fare la spesa insieme”. “Io e mia moglie cerchiamo di trasmettere a Matteo i valori che abbiamo ricevuto dai nostri genitori. La fede, ad esempio, come facciamo andando a messa la domenica insieme a nostro figlio. Ma anche l’onestà, il rispetto e il sapersi migliorare: non per competere con gli altri ma per sé stessi”.
Infine, non poteva mancare un riferimento al Festival di Sanremo, chiusosi con un grande successo, figlio anche di un’attenta presa di responsabilità: “La direzione artistica di Sanremo – spiega Conti – comporta tre diversi tipi di responsabilità. Innanzitutto, si tratta di regalare svago e leggerezza… In secondo luogo, si cerca di far arrivare qualche buon messaggio o qualche testimonianza significativa… Il terzo tipo di responsabilità sta nel saper selezionare bene le canzoni, in modo che possano piacere a un pubblico il più possibile ampio, regalando sorrisi, emozioni, divertimento”.

[foto in apertura di Cristian Santinon. – Flickr]

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