Domenica 2 agosto (XVIII domenica del Tempo Ordinario) Elena e Pasquale Salvemini (Gruppo Famiglie Ai.Bi. Regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 14,13-21)
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Il commento di Elena e Pasquale
Sentire compassione
Il Vangelo si apre con un’immagine carica di umanità. Gesù ha appena appreso della morte di Giovanni Battista e cerca un luogo appartato, quasi a custodire il dolore e il silenzio. Eppure, quando vede la folla che lo ha seguito, non si lascia trattenere dalla propria sofferenza: il Vangelo dice che “sentì compassione per loro”.
La compassione è il tratto distintivo del cuore di Dio. Non è un sentimento superficiale, ma la capacità di lasciarsi toccare dalla vita dell’altro, di accogliere il suo bisogno e di farsene carico.
I discepoli, invece, guardano la realtà con gli occhi del limite: il luogo è deserto, il tempo è ormai tardi, il cibo è insufficiente.
La loro proposta appare ragionevole: congedare la folla affinché ciascuno provveda a sé stesso.
Gesù, però, ribalta la prospettiva con un comando che ancora oggi interpella ogni credente: “voi stessi date loro da mangiare“.
Diventare strumenti dell’amore di Gesù
Questa pagina evangelica illumina in modo particolare il mistero dell’adozione. Ogni adozione nasce spesso da una situazione di fragilità: da una storia segnata da una mancanza, da una ferita, da un’attesa. Potrebbe sembrare che ciò che manca sia più grande di ciò che si possiede. Eppure, come nel Vangelo, Dio continua a compiere meraviglie proprio attraverso persone che accettano di mettere a disposizione il proprio amore, la propria casa, il proprio tempo e la propria vita. L’adozione ricorda che la vera famiglia nasce dall’accoglienza reciproca, dalla fiducia e dalla fedeltà. Come i discepoli distribuiscono il pane ricevuto dalle mani di Gesù, così i genitori adottivi diventano strumenti di un amore che non trattiene nulla per sé, ma si dona gratuitamente.
Partecipare all’opera di Dio
In questo giorno risuona anche il richiamo al Perdono di Assisi, il dono che san Francesco ottenne perché ogni uomo e ogni donna potessero sperimentare la misericordia infinita del Padre. Francesco aveva compreso che il cuore di Dio non esclude nessuno, ma accoglie tutti come figli amati. La sua vita è stata una testimonianza di povertà, fraternità e accoglienza, capace di riconoscere un fratello in ogni persona incontrata.
Alla fine del racconto evangelico, non solo tutti mangiano a sazietà, ma avanzano dodici ceste di pane. È il segno che l’amore di Dio non conosce scarsità, ma quel poco che siamo e che abbiamo, Egli lo trasforma in un dono capace di nutrire molti.
Questa è la speranza che il Vangelo affida anche alle famiglie adottive: l’amore condiviso non si consuma, ma si moltiplica; la casa aperta non si impoverisce, ma si riempie di vita; il cuore che accoglie non perde nulla, ma scopre la gioia più grande, quella di partecipare all’opera stessa di Dio.
(Gruppo Famiglie Ai.Bi. Regione Puglia)
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