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Il Vangelo dell’Accoglienza. Umili e piccoli nell’accoglienza ci affidiamo al Signore

Domenica 5 luglio (XIV domenica del Tempo Ordinario) Cristina e Paolo Pellini (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Matteo.

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Il commento di Cristina e Paolo

L’umiltà di chi si affida a Dio

Le parole che Gesù ci consegna in questo Vangelo illuminano una dimensione essenziale della vita cristiana: l’umiltà di chi si affida a Dio. Sono parole che risuonano in modo particolare anche nell’esperienza dell’affido.

Gesù alza gli occhi al cielo e ringrazia il Padre perché ha rivelato i suoi misteri ai “piccoli” e non ai “sapienti e ai dotti”. Non si tratta di un elogio dell’ignoranza né di una critica alla cultura. Il Signore ci invita piuttosto a riconoscere che il cuore di Dio si lascia incontrare da chi non pretende di avere tutte le risposte, da chi accoglie la realtà con semplicità e si lascia guidare.
Quando una famiglia accoglie un bambino o un ragazzo, scopre ben presto che non esistono ricette perfette. Le competenze sono importanti, l’esperienza è preziosa, ma non bastano. Ciò che permette di entrare in relazione con chi porta dentro di sé ferite e fragilità è la disponibilità a mettersi in punta di piedi davanti alla sua storia.

L’affido: scuola di umiltà e di attesa

L’affido è una scuola di umiltà. Ci insegna che non possiamo comprendere tutto subito, che alcune domande resteranno senza risposta e che certi silenzi vanno rispettati prima ancora di essere interpretati. Ci chiede di lasciare spazio all’altro, accogliendolo così com’è, senza volerlo modellare secondo le nostre aspettative. Chiede di farsi da parte, per fare spazio al bambino, ai suoi genitori biologici quando è il momento.
Ma l’affido è anche una scuola di attesa. Un’attesa che mette alla prova il cuore dei genitori affidatari: attendere che un bambino impari a fidarsi, che una ferita inizi lentamente a rimarginarsi, che arrivi una confidenza, un gesto di affetto, un piccolo passo avanti. E continuare ad attendere anche quando i risultati sperati sembrano non arrivare.
Questa attesa ha qualcosa di profondamente evangelico. Ci ricorda che non tutto dipende da noi. Per quanto possiamo amare, educare e accompagnare, non siamo noi a determinare i tempi della crescita dell’altro. Esistono percorsi interiori che non possono essere forzati e guarigioni che maturano nel silenzio, secondo tempi che spesso ci sfuggono.
Per questo l’attesa diventa una forma concreta di umiltà. Ci libera dall’illusione di essere indispensabili e ci fa sperimentare, talvolta con fatica, il limite della nostra azione. Vorremmo accorciare le distanze, cancellare le paure, guarire le ferite di chi accogliamo. Invece scopriamo che il nostro compito non è produrre risultati, ma rimanere presenti.
Ascolto e attesa diventano allora due volti della stessa esperienza. Ascoltare significa fare spazio a ciò che l’altro è; attendere significa rispettare il tempo necessario perché possa esprimere pienamente ciò che è chiamato a diventare. Entrambi richiedono un cuore piccolo, capace di affidarsi a Dio soprattutto quando non vede risultati immediati.

Dio opera anche quando tutto sembra fermo

Forse è proprio qui che il Vangelo di oggi incontra più profondamente l’esperienza dell’affido. I “piccoli” di cui parla Gesù non sono coloro che hanno capito tutto, ma coloro che accettano di camminare nell’incertezza affidandosi al Padre. Sono quelli che continuano ad amare anche quando non vedono il compimento delle loro speranze e credono che Dio stia operando anche quando tutto sembra fermo.
Nel cammino dell’affido ci accorgiamo, inoltre, che nessuno può bastare a sé stesso. Abbiamo bisogno di altre famiglie, di amici, di educatori e di comunità che condividano il peso e la bellezza dell’accoglienza. E, più profondamente ancora, abbiamo bisogno di Dio.
Ci sono giorni in cui i piccoli passi compiuti da un figlio accolto sembrano raccontare la fedeltà del Signore. Ma ci sono anche giorni in cui il cammino appare più difficile, quando le ferite del passato riemergono e il cuore si domanda se ciò che stiamo facendo sia davvero sufficiente.
Ed è proprio lì che risuonano le parole più tenere del Vangelo: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro».
Gesù non promette di eliminare le difficoltà. Promette qualcosa di ancora più grande: la sua presenza. Ci assicura che nessuna fatica vissuta per amore va perduta e ci invita ad affidargli ciò che da soli non riusciamo più a portare.
Quante volte, nel percorso affidatario, abbiamo sperimentato questo ristoro? Una parola del Vangelo che illumina una situazione difficile, una persona che arriva al momento giusto, un gesto inatteso di fiducia da parte di un bambino. Piccoli segni attraverso i quali il Signore continua a dirci: «Non siete soli».
Alle porte dell’estate, tempo di riposo e di respiro, questa pagina evangelica ci consegna un invito semplice e prezioso: tornare a essere piccoli.

Tornare a essere piccoli

Piccoli davanti a Dio, lasciandoci sorprendere dalla sua Parola. Piccoli nelle nostre famiglie, rallentando il passo per ascoltarci di più e rispettare i tempi di ciascuno. Piccoli nelle relazioni, capaci di accogliere senza giudicare e di amare senza pretendere.
Forse il vero riposo non consiste soltanto nel fermarsi, ma nel ritrovare Colui che cammina con noi. Nel riscoprire che il giogo del Signore è leggero perché portato insieme a Lui.
In questo tempo d’estate, affidiamogli le nostre fatiche, i bambini e i ragazzi che ci sono stati affidati, le nostre speranze e le attese che custodiamo nel cuore.
E chiediamogli la grazia di rimanere piccoli: capaci di ascoltare, di attendere e di riconoscere i segni discreti della sua presenza nella nostra vita.
Signore Gesù, rendici piccoli davanti a Te. Donaci l’umiltà di chi ascolta, la pazienza di chi attende e la tenerezza di chi accoglie. Fa’ che nelle gioie e nelle fatiche dell’affido possiamo riconoscere la tua presenza fedele e il tuo amore che non viene mai meno.
Amen.

Cristina e Paolo
(Cristina e Paolo Pellini sono membri della comunità La Pietra Scartata dell’Arcidiocesi di Milano, un’associazione privata di fedeli costituita nel 2007 da famiglie adottive e affidatarie che, durante la loro esperienza di accoglienza, si sono sentite chiamate a rendere testimonianza dell’amore di Dio Padre ai bambini abbandonati o in difficoltà familiare, annunciando loro la speranza di Gesù bambino abbandonato e risorto)

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