Domenica 16 marzo (seconda domenica di Quaresima) Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 9,28b-36)
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 9,28b-36)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
Il commento di Cristina e Claudio
Secondo la tradizione, l’episodio sarebbe avvenuto quaranta giorni prima della Crocifissione di Gesù. Ancora una volta il Vangelo ci racconta di un Gesù che “salì sul monte a pregare”.
Lui, figlio di Dio, sente la necessità di appartarsi, circondarsi di amici che credono nelle stesse cose in cui crede Lui e, soprattutto, di pregare, di dialogare con il Padre. E in questo dialogo (“mentre pregava”) accade l’imprevedibile: “il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante” e poco dopo, di fronte alla paura di Pietro, Giovanni e Giacomo, “dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!»”.
Nel tran tran di tutti i giorni, in cui a volte ci sentiamo come in un frullatore per i mille impegni nostri e dei figli, quanto è importante anche per noi trovare del tempo per appartarci, circondarci di amici che credono nelle stesse cose in cui noi crediamo e, soprattutto, pregare?
Appartarci: per riprendere fiato.
Circondarci di amici: perché spesso ci troviamo a “difendere” la nostra fede da attacchi di chi inneggia alla libertà come un valore quasi assoluto e poi … vuole condizionare la nostra libertà di credere in un Dio che ci ama fino a donare il figlio per ciascuno di noi.
Pregare: perché è l’unico modo per “resistere” al frullatore che accendiamo per i nostri figli…
E che dire della voce che “risponde” alle nostre paure e al fatto che Pietro “non sapeva cosa diceva”? Quanto è importante, di fronte a tante cose che succedono e che non capiamo, ascoltare la Parola del Signore?
Credo che anche come genitori, questo brano ci inviti a riflettere anche su altri aspetti. Anche i nostri figli a volte ci regalano quei sorrisi che solo loro sanno fare e che ti riempiono il cuore di gioia, facendoti dimenticare tutte le fatiche. È bello pensare sia che anche loro possano trasfigurare, mostrare tutto il bello che hanno dentro, sia che noi possiamo scoprire e valorizzare la luce e la bontà che ogni figlio porta dentro di sé. Anche i nostri figli hanno bisogno di dialogare con noi e quindi noi siamo chiamati a costruire tutte le condizioni necessarie affinché ciò accada, per essere presenti nei momenti importanti della loro vita, ascoltando le loro preoccupazioni e condividendo le loro gioie e i loro dolori.
Anche i nostri figli vanno invitati a salire sul monte con noi, a venire a Messa o a partecipare ad altre iniziative che mostrino la bellezza di Dio.
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