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Il Vangelo della Domenica. Il testamento di Maria: “Fate quello che vi dirà”

Domenica 19 gennaio (II domenica del Tempo Ordinario) Renata e Giovanni Solfrizzi con la figlia Jussara Rita (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 2,1-11)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

Il commento di Renata e Giovanni con Jussara Rita

Eccoci davanti a uno dei brani di Vangelo più letti e più conosciuti da tutti.
Abbiamo provato a calarci completamente in queste righe cercando di sovrapporre questa prima manifestazione dei “segni” di Gesù ai suoi discepoli con la nostra esperienza adottiva.
Vivevamo serenamente e gioiosamente la nostra vita di coppia, andavamo a Messa la domenica come tanti, ma col passare del tempo… mancava qualcosa (anzi qualcuno!), si sentiva la mancanza di un completamento nella nostra vita.
Non hanno più vino”.
Ecco, forse dalle nostre umili preghiere Maria ha parlato all’orecchio di Gesù per noi! E “Fate quello che vi dirà” lo ha suggerito a noi.
Rileggendo con gli occhi della fede, per noi sempre faticosamente in cammino, Gesù ci ha fatto riempire la nostra “giara” vuota con le lacrime versate per la mancanza dell’arrivo di un figlio e con il grande desiderio di creare una famiglia. Ed ecco, le lacrime della nostra sofferenza sono trasformate in un lungo viaggio ricco di colori inebrianti come il vino che ci ha portato all’incontro con Lui, epifania nella nostra nuova famiglia, riconosciuto negli occhi splendidi di nostra figlia, nata dall’altra parte del mondo.

E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo”.
Si comprende che però Gesù non parte da zero, non fa la “magia” di far comparire il vino dal nulla: la rivelazione è che per trasformare l’acqua in vino, Gesù cerca e richiede la nostra collaborazione convinta, ha bisogno della nostra acqua, perché senza acqua non c’è vita. Instaura una relazione con noi e noi, naturalmente, esageriamo, riempiamo le giare fino all’orlo, perché le nostre richieste al Signore sono sempre traboccanti. Dio però non spreca nemmeno una goccia di quell’acqua che è la nostra vita e ci riempie fino all’orlo con il suo amore infinito, donandoci sempre tutto se stesso.
Ora siamo davvero brilli, ubriachi di felicità e, non lo nascondiamo, anche di fatica, ma riconosciuta anch’essa come dono di Dio. Perché “Fate quello che vi dirà” non vale una volta sola, è una vera e propria regola di vita, un invito ad affidarsi che vale anche e soprattutto per quello che non riusciamo a comprendere!

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