Domenica 12 gennaio (Battesimo del Signore) Cristina e Claudio Cafarelli (Gruppo famiglie Regione Lombardia) commenta il passo del Vangelo secondo Luca
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
Il commento di Cristina e Claudio
Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto come auguri di Natale una foto di Maria, in dolce attesa, abbracciata a Giuseppe, con la scritta “L’attesa è già presenza, riempita dall’Amore“. Meditando questo brano il pensiero è andato subito lì. Anche noi, come genitori, “siamo sempre in attesa” dei nostri figli. Quando devono nascere, quando abbiamo dato la disponibilità come famiglia affidataria, quando facciamo domanda di adozione…
Ed è vero che questa attesa è già “presenza”: anche noi “ci domandiamo in cuor nostro” come saranno, come organizzarci per accoglierli al meglio, magari prepariamo anche già la cameretta… dimenticando che Gesù è nato in un luogo “improvvisato” eppure non gli è mancato nulla, dato che era circondato di tanto amore…
E poi c’è la risposta di Giovanni che annuncia qualcuno cui “non è degno di slegare i lacci dei sandali”: non c’è possesso, non c’è neanche tentativo di descrivere fino in fondo, di “ridurre” a qualcosa di interamente compreso.
Già. Forse anche noi genitori dovremmo guardare così ai nostri figli.
Si inizia con il cercare a tutti i costi le somiglianze: “a chi assomiglia?”; “è tutta sua madre” oppure “è uguale al nonno quando era piccolo”.
E poi si passa ad agire per renderli ciò che vogliamo noi (dalla scuola, allo sport, alle altre attività, a tutto).
Perché i nostri figli non possono semplicemente essere loro stessi?
Che bello sarebbe considerarci anche noi “non degni” di slegare i loro sandali, riuscire a pensarli “unici” come Dio li ha pensati? “Amati”, in cui Dio stesso ha posto il suo compiacimento?
Noi abbiamo la grazia di avere anche una figlia in affido. Su di lei, così come sui figli adottivi, la prima parte si risolve facilmente: è davvero difficile che assomiglino fisicamente ai genitori che li crescono (anche la nostra non ci assomiglia). Resta il rischio di proiettare su di lei le nostre aspettative e i nostri desideri. Come risolverlo?
La Parola di oggi ci dà la soluzione anche per questo. Ci presenta, infatti, un Gesù “forte”, che “battezzerà in Spirito Santo e fuoco” e che, una volta battezzato da Giovanni, “stava in preghiera”. È solo allora che “il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo”, non prima.
È grazie alla preghiera che anche noi possiamo sentirci amati.
Ed è grazie alla preghiera che anche noi possiamo riuscire ad amare i nostri figli e a compiacerci di loro per come sono e per cosa fanno, a prescindere da quello che noi pensiamo di loro.
La preghiera ci rende liberi e rende liberi anche i nostri figli.
Buon anno, ogni giorno, con Gesù!
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