Domenica 22 dicembre (IV domenica di Avvento) Cristina e Fernando Carallo (Comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Lecce, Regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-45)
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Il commento di Cristina e Fernando
In Maria c’è una strana fretta. Sembra la fretta di mettere alla prova ciò che le è accaduto, come se fosse una vera verifica. Se ciò viene verificato, allora è vero. Questa fretta, però, non è egoistica, ma di donazione; cioè, è l’esigenza di mettersi a servizio. Infatti, in ogni vocazione, un amore vero non nasce per riempiere un vuoto, ma per fare qualcosa per qualcuno, per rendere felice qualcuno.
Se ogni cammino di maturità non arriva al dono di sé, siamo chiusi in una forma di egoismo dove gli altri ci servono per stare bene noi. Invece dovremmo amare gli altri per ciò che sono in se stessi.
Infatti, come il bambino di Elisabetta esulta in grembo al saluto di Maria, così la nostra vita deve riempire di gioia gli altri perché questa è la prova che siamo giunti a quello che dev’essere il “vero” Amore, cioè un donarsi.
Tutto ciò, pensiamo noi genitori adottivi, l’abbiamo sperimentato con l’accoglienza dei nostri figli, nel momento in cui abbiamo compreso che l’essere genitori non era, e non è, riempire un vuoto, ma un donarsi per rendere felice qualcuno. In quell’istante, abbiamo accolto i nostri figli, con le loro storie, i loro timori e le loro incertezze.
Quell’Amore che dà, donando tutto di sé, è stato messo alla prova riempiendo la nostra vita di gioia. Lungo il cammino quell’Amore viene, spesso, messo in discussione, ma riesce sempre a prevalere riscontrando che c’è più gioia nel dare che nel ricevere.
Ogni giorno leggere negli occhi dei nostri figli serenità e sicurezza ci fa capire che in quell’Amore c’è Cristo che vive e protegge noi.
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