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Saper riconoscere il grido doloroso di un bambino abbandonato che nel silenzio chiama il mio nome

Nel primo sabato del mese di ottobre 2024, si rinnova la preghiera del Santo Rosario dedicata ai bambini abbandonati di tutto il mondo e alle famiglie adottive e affidatarie. Commento e preghiere a cura Nicoletta e Antonio Tagliabue (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Milano, Regione Lombardia). Prega insieme a noi, sabato 5 ottobre

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,17-24)

In quel tempo, i settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo». E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».

Il commento di Nicoletta e Antonio

“… tornarono pieni di gioia”.
Questa gioia è grande perché il Signore ci guida a riconoscere nei bambini abbandonati i “nostri figli”. La decisione di adottare, di far rinascere a Figlio un bambino abbandonato, ha dato a tutti noi genitori l’entusiasmo per aver sperimentato che il Signore è con noi, che il Signore ha scritto i nostri nomi nei cieli, perché è con l’amore e la dedizione agli altri che vivremo il suo Regno.
“Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete”.
Gesù ci dona uno sguardo nuovo, uno sguardo d’amore verso il bisogno e la sofferenza. Questo pensiero ci deve far pensare alla felicità eterna con Lui. Servi umili davanti a Lui, il Signore ci chiede di porre fine all’indifferenza, aiutare chi è in difficoltà e riconoscere il grido doloroso di quei bambini che nel silenzio chiamano il nostro nome. Ai sapienti e ai dotti non è dato di vedere perché chiusi nel loro egoismo; solo nell’umiltà riconosciamo nell’altro il bisogno, il dolore dell’abbandono. Gesù ci fa capire questo. Solo chi ascolta Gesù in modo semplice e vive la grazia della fede può vivere l’Amore.
Non basta riconoscere il bisogno, è necessario accoglierlo. All’ascolto del Vangelo deve seguire l’azione e tale amore deve esprimersi nella premura verso il prossimo.
Solo l’Amore è il comportamento fondamentale dell’uomo.

Nel primo mistero della gioia, contempliamo l’annuncio dell’angelo a Maria
Preghiamo per tutte le famiglie in difficoltà con i propri figli. Perché, Signore, sentano la tua vicinanza.

Nel secondo mistero della gioia, contempliamo la visita di Maria a Santa Elisabetta
Dona a noi genitori, Signore, la grazia di essere educatori responsabili, capaci di guardare ai nostri figli con bellezza e novità. Preghiamo.

Nel terzo mistero della gioia, contempliamo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme
Preghiamo per i nostri figli “risorti a vita nuova”. Proteggili nelle loro fragilità e concedi loro il dono della sensibilità ai bisogni del prossimo.

Nel quarto mistero della gioia, contempliamo la presentazione di Gesù al tempio
Preghiamo per quei bambini che non hanno avuto la possibilità di nascere figli, perché spezzati dalla vita per mano di chi li portava in grembo. Accoglili fra le tue braccia e fa di loro gli Angeli del tuo Paradiso.

Nel quinto mistero della gioia, contempliamo il ritrovamento di Gesù nel tempio
Preghiamo per tutti coloro che sono ancora troppo lontani da te. Trasforma la loro vita in Chiesa viva verso il prossimo.

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