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I bambini vittime di abbandono hanno bisogno di ricevere l’abbraccio di DIO attraverso una mamma e un papà

Domenica 29 settembre (XXVI domenica del Tempo Ordinario) Grazia e Massimo Ranuzzi (comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Viterbo, Regione Lazio) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43.45.47-48)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 9,38-43.45.47-48)

In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi. Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa. Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».

Il commento di Grazia e Massimo

Gesù chiama a sé gli apostoli, dà loro il potere di scacciare demoni, guarire le malattie e li manda a predicare il Regno di Dio. Ma tra la gente c’è qualcuno, non dei loro, che sta facendo la stessa cosa, cioè del bene, e tentano di impedirglielo. Giovanni va, quasi con orgoglio, a raccontare l’episodio a Gesù che però lo rimprovera con parole pesanti. Gesù non approva il divieto, perché non è l’appartenenza a uno specifico gruppo a renderti cristiano, ma la tua fede. Per questo quando sperimentiamo la bellezza di condividere la nostra fede all’interno di una comunità di riferimento non dobbiamo guardare con diffidenza chi sta al di fuori. Se non ci fosse stata una fede autentica e profonda, quell’uomo non avrebbe potuto operare nessun miracolo nel Suo nome. Gesù esorta i discepoli, e anche noi, a saper vedere e stimare il bene prima di chi lo ha esercitato.
Quante volte ci siamo sentiti dire dai “lontani” che le nostre comunità sono chiuse e poco accoglienti. Il problema riguarda ognuno di noi ogni volta che manifesta intolleranza, invidia o gelosia per chiunque crede, fa scelte di vita o professa la propria fede in modo diverso dal nostro.
Gesù aggiunge poi: (v. 42) “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare”.
Chi sono i più piccoli? Nel vangelo secondo Luca (Lc 9,46-50) leggiamo: “In quel tempo, nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande»”.
I bambini… parché sono quelli che si lasciano prendere in braccio dall’amore di Dio e, in particolare, “i bambini abbandonati”, perché hanno il bisogno di ricevere quell’abbraccio di DIO attraverso una mamma e un papà.

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