Domenica 15 settembre (XXIV domenica del Tempo Ordinario). Jussara, Renata e Giovanni Solfrizzi (comunità La Pietra Scartata, Arcidiocesi di Milano, Regione Lombardia) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 8,27-35)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 8,27-35)
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini». Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».
Il commento di Jussara, Renata e Giovanni
Sono vicini a Cesarea di Filippo, una città molto lontana dai loro luoghi abituali, si potrebbe dire all’estero! Ci viene in mente il nostro viaggio verso l’incontro con nostra figlia, quando siamo andati lontano lontano… e anche lì, anche a noi, Gesù ha chiesto: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Domanda che, d’impulso, può sembrare semplice: la risposta è ovvia, sei Gesù, il figlio di Maria e Giuseppe, colui che ridà la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, colui che sfama e guarisce.
In realtà, la domanda è un po’ più profonda e non ha ad oggetto la conoscenza della “sua storia”, ma ci interroga sulla vera natura di Gesù: chi è veramente per noi? Non a caso, e non soltanto a noi, è nei momenti più “impegnativi” della nostra vita che questa domanda ci viene rivolta: Lui sa benissimo chi siamo noi, ma noi sappiamo davvero chi è Lui? Come Pietro, anche a noi può capitare di rispondere col cuore e dare la risposta giusta: il Cristo, il Messia!
Ed ecco che Gesù alza un po’ l’asticella, ordinando ai discepoli di non parlarne con nessuno, in modo davvero sorprendente: perché? Il mistero che Gesù ci rivela è tutt’uno con l’accettazione del disegno divino, dunque è necessario contemplarlo fino ad assumerlo nel proprio intimo. La consegna del silenzio, tuttavia, si accompagna immediatamente all’insegnamento: “cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere”. Attraverso la figura di Pietro, il racconto dell’evangelista Marco mette – dovremmo dire impietosamente – a nudo la nostra fallibilità, le nostre debolezze, la nostra umanità fintantoché non riusciamo a rimanere nella Sua lunghezza d’onda. Dopo aver azzeccato la risposta corretta – “il Cristo” – lasciandoci guidare dal cuore, anzi, proprio per questo motivo, anche noi come Pietro ci prendiamo la libertà di consigliarlo, parlandogli in disparte, rimproverandolo perché non si comporta come un Re, non corrisponde alla nostra umana aspettativa.
A quanti di noi, nell’incontro e nel cammino con i nostri figli, magari con qualche problema o con difficoltà inaspettate, capita o è capitato di prenderlo in disparte e rimproverarlo: “Signore, ti prego, non è così che doveva andare! Sei il Signore, l’uomo dei miracoli, siccome ti credo e ti prego dovevi rendere le cose più facili, non più complicate!”.
L’accoglienza, l’accettazione del disegno divino per ciascuno di noi, ci insegna a rispondere correttamente alla sua domanda, a riconoscere che Gesù si è fatto uomo per amore nostro, ha sofferto ed è morto per amore nostro, è risorto per stare sempre con noi, e rimane con noi anche quando andiamo dall’altra parte del mondo ad accogliere i nostri figli, piange con noi quando piangiamo per i nostri figli, ma ci sostiene in ogni nostra difficoltà e riesce sempre a farci vedere la parte bella e speciale della vita che ci ha donato… anche se ogni tanto non riusciamo a dire a noi stessi chi Egli sia per noi.
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