Nel primo sabato del mese di settembre 2024, si rinnova la preghiera del Santo Rosario dedicata ai bambini abbandonati di tutto il mondo e alle famiglie adottive e affidatarie. Commento e preghiere a cura di Mariateresa e Sergio Bertoldo (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Torino, Regione Piemonte). Prega insieme a noi, sabato 7 settembre
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,1-5)
Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Il commento di Mariateresa e Sergio
«Perché fate ciò che non è permesso di sabato?». La considerazione che fanno i farisei è più che corretta. Infatti, l’impressione è che i discepoli di Gesù si sentano particolarmente al di sopra delle regole. Ma se essere cristiani significa trasgredire le regole, non potremmo forse convincerci che il messaggio di Gesù sia un pericoloso “fai da te” morale?
Effettivamente, a una lettura superficiale, potrebbe sembrare così, tuttavia ciò che Gesù contesta non è il sabato, ma l’idolatria del sabato. Infatti, possiamo attaccarci in maniera malata a una regola, dimenticandoci il motivo per cui una regola esiste. Essa è lì come una grande indicazione, come un segnale, come una bussola, ma non è il viaggio, non è la meta, non è il fine. Stare alle regole solo per stare alle regole, significa aver perso di vista il motivo per cui vale la pena avere una regola.
Pensare che un mezzo sia più importante del fine significa aver stravolto alla base il principio stesso della morale.
La conversione che ci chiede il vangelo di oggi non consiste nella trasgressione delle regole, ma nel recuperare il motivo per cui una regola vale la pena. Solo davanti a questa consapevolezza potremmo anche stare certi che siamo davvero attaccati a un bene.
Talvolta chi è preposto a occuparsi del futuro di un bambino abbandonato, perde di vista il fine di una legge, di una regola, dimenticando che il Bene per quel bambino è arrivare il più presto possibile tra le braccia di un papà e di una mamma. Troppo spesso gli operatori si trasformano in semplici “esecutori di legge”.
Chi si attacca troppo alle regole è perché forse ha perso di vista il vero Bene e non si accorge che la cieca obbedienza a una regola non è in sostituzione dell’attività della propria coscienza.
Dio non vuole esecutori di regole, ma scopritori di Bene e se le regole le seguono è solo perché a esso conducono.
Preghiamo
Nel primo mistero della gioia, contempliamo l’annuncio dell’angelo a Maria
Preghiamo per coloro che hanno in mano il futuro dei bambini affinché non siano solo “esecutori di leggi” ma “operatori di Bene”.
Nel secondo mistero della gioia, contempliamo la visita di Maria a Santa Elisabetta
Preghiamo per i bambini che vivono l’attesa di una famiglia costretti a subire tempi sempre “troppo lunghi”.
Nel terzo mistero della gioia, contempliamo la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme
Preghiamo per chi vive in zone di guerra costretto ad affrontare situazioni di paura, lutto e privazioni.
Nel quarto mistero della gioia, contempliamo la presentazione di Gesù al tempio
Preghiamo per le famiglie che stanno attraversando momenti di difficoltà perché non perdano mai la certezza che Gesù è con loro.
Nel quinto mistero della gioia, contempliamo il ritrovamento di Gesù nel tempio
Preghiamo per tutte le associazioni che si occupano dell’infanzia in difficoltà e in particolare per Ai.Bi., perché sempre più famiglie si sentano chiamate a impegnarsi per perseguire il bene di questi piccoli.
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