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Nella fede come nell’adozione, serve convertire il cuore al di là della rigidezza delle regole

Domenica 1 settembre (XXII domenica del Tempo Ordinario). Donatella e Stefano Mazzoli (Comunità La Pietra Scartata, Diocesi di Bologna, Regione Emilia Romagna) commentano il passo del Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-8.14-15.21-23)

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 7,1-8.14-15.21-23)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Il commento di Donatella e Stefano

Questo brano del Vangelo di Marco ci chiama a distinguere tra una fede di apparenza, in cui ci si sforza solo di seguire le regole materiali stabilite dagli uomini, e una fede basata sulla legge di Dio che guarda alla sostanza e converte il cuore. Per i farisei, osservare i precetti e seguire le regole della consuetudine voleva dire essere uomo di fede, Gesù però interviene disapprovando questa procedura molto semplicistica, non per sminuire l’importanza di queste tradizioni, ma per ricondurle al loro significato, perché la fede non può essere ridotta al solo rispetto di alcune regole igieniche o di convivenza.
Gesù ci dice di stare attenti a non soffocare la fede con queste tradizioni; l’importante è convertire il cuore e per questo ci chiede di avere il coraggio di cambiare, di guardarci dentro e di tornare alle radici della tradizione che rende accessibile un contatto autentico con il Vangelo di Cristo, di ritornare a ciò che è essenziale, a un cristianesimo d’incontro basato sull’amore verso Dio e verso il prossimo.
Occorre, quindi, acquisire la capacità di distinguere ciò che appartiene alle tradizioni umane, alle consuetudini, da ciò che è la sacra Tradizione, quella che ha avuto origine da Gesù quando ha consegnato il Vangelo agli apostoli vivendolo in mezzo a loro, che ci è stata trasmessa nel tempo e che comunica e rende presente oggi l’evento della Rivelazione affinché ogni uomo possa incontrare il Vangelo di Cristo ed essere coinvolto nella storia della salvezza. La Tradizione cresce e progredisce nella Chiesa che, mantenendone fermi gli aspetti fondamentali, può riformare se stessa per adeguarsi ai tempi.
La necessità di adeguarsi ai tempi e superare quelle consuetudini che non sono più efficaci, ci fa pensare all’iter adottivo che talvolta è frenato dalla rigidezza delle sue regole che, seppure importanti e necessarie, non devono far perdere di vista l’obiettivo vero che è quello di dare un futuro a un bambino rimasto senza famiglia.
Le coppie che riescono a portare a termine l’adozione sono sempre meno, a causa dell’eccessiva burocrazia, delle attese sempre più lunghe e dei costi da sostenere, mentre i bambini in stato di abbandono sono in aumento. Se non si adeguano le normative, non si snelliscono le procedure, non si promuove la cooperazione internazionale e non si sostengono le famiglie, l’adozione internazionale difficilmente potrà risollevarsi dalla crisi attuale.

 

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