Domenica 11 agosto (XIX domenica del Tempo Ordinario). Elena e Pasquale Salvemini (Gruppo famiglie Ai.Bi., regione Puglia) commentano il passo del Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,41-51)
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 6,41-51)
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Il commento di Elena e Pasquale
I Giudei mormorano contro Gesù perché ha detto di essere il pane disceso dal cielo. Si tratta di un mormorio scandalizzato e miscredente. Gesù è per loro una persona troppo semplice, troppo comune; «conoscono il padre e la madre», è assurdo che asserisca di essere «il pane vivo disceso dal cielo».
Gesù risponde dapprima invitando a non mormorare, quindi a farsi ammaestrare da Dio. Gesù accompagna a cogliere come dietro le sue parole vi sia l’opera del Padre; chi si lascia attirare da Lui viene a Gesù, dunque crede in Lui.
Gesù prosegue con la formula solenne «in verità, in verità vi dico» non si limita a dire di essere il «pane della vita», ma «il pane quello vivo», esprimendo più fortemente la personalizzazione del pane nella sua persona. Lui è il pane disceso dal cielo che dona la vita eterna, a differenza della manna mangiata nel deserto dai padri che non impediva la morte.
Gesù dona se stesso e ci dona la sua vita divina. E questa presenza reale, questo cibo vivo e vero, ci è donato oggi nell’Eucaristia!
I Giudei sono confusi e mormorano perché sono si fermano alle loro convinzioni. Come può Gesù fare quello che dice? Conoscono i suoi genitori e se solo si lasciassero istruire da Dio, scoprirebbero la bellezza di seguire il progetto di Dio. I progetti di Dio confondono perché a volte sono diversi dai nostri: come non ripensare a quel figlio cercato in tutti i modi? Nemmeno la medicina ci è stata d’aiuto e il progetto di famiglia sembrava sempre più lontano. Ma ecco la “confusione” del progetto di Dio che ci ha mostrato quale fosse il “suo progetto”. In quella confusione un nostro amico sacerdote per indicarci che forse c’era un’altra strada per diventare genitori, usando una metafora automobilistica, ci disse: “voi volete un suv, Lui vi sta dicendo che potete anche prendere un altro tipo di macchina”.
Come aveva ragione. Il nostro progetto di famiglia non era da cercare negli ambulatori, ma ci stava aspettando in un orfanotrofio dove avremmo scoperto la bellezza di donarci a un figlio.
Non fermiamoci ai “nostri progetti” e scopriamo la bellezza di lasciarci confondere dal progetto d’amore di Gesù che si fa dono per ognuno di noi attraverso l’Eucaristia.
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